Crescita, UpB: guerra alimenta rischi al ribasso

(Teleborsa) – “Lo scenario macroeconomico dell’economia italiana appare soggetto a rischi, soprattutto di matrice internazionale e prevalentemente orientati al ribasso sulla crescita”.

Lo ha affermato la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), Lilia Cavallari, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul DEF, premettendo che l’Ufficio valida sia il quadro tendenziale che programmatico. Il conflitto tra Russia e Ucraina, ha sottolineato Cavallari, “rappresenta certamente il rischio maggiore su tutti gli orizzonti di previsione per i suoi riflessi immediati in termini di bruschi aumenti dei prezzi e per quelli derivanti dal prolungarsi del conflitto e delle possibili restrizioni negli approvvigionamenti non solo dei prodotti energetici, ma anche per l’agricoltura e nella metallurgia”. Per l’UpB gli effetti del protrarsi del conflitto rispetto all’ipotesi di una sua risoluzione in tempi relativamente brevi “indicano che l’impatto per l’economia italiana sarebbe non trascurabile”. Tra gli altri rischi figurano: “l’evoluzione della pandemia; eventuali effetti dei rincari e, in alcuni casi, la carenza di materie prime e beni intermedi su una integrale, tempestiva ed efficiente attuazione dei progetti di investimento del PNRR; nuovi assetti delle politiche economiche miranti a riassorbire gli squilibri finanziari accumulati per fare fronte alla crisi pandemica e al conflitto russo-ucraino. Per quanto riguarda l’andamento dell’inflazione si confermano i rischi al rialzo”.

Lo scenario programmatico di finanza pubblica presentato nel DEF, ha proseguito, “disegna una strategia di pragmatica prudenza in un contesto di elevata incertezza macroeconomica e internazionale. In particolare, l’impostazione del DEF è orientata a una scelta di continuità di programmazione: sono ribaditi il rientro del deficit sotto al 3 per cento del PIL nel 2025 e la riduzione graduale del rapporto tra il debito pubblico e il PIL, con l’obiettivo di riportarlo – alla fine del decennio – al livello pre-crisi pandemica (il 134,1 per cento registrato nel 2019)”. Dato l’obiettivo del debito in rapporto al PIL a fine decennio (134,1%) e quello posto dal Governo per il 2025 (141,4%), dovrebbero realizzarsi riduzioni di tale rapporto per gli anni successivi, in media, pari a circa 1,5 punti percentuali di Pil all’anno, leggermente inferiori alle diminuzioni programmate per il triennio 2023-25. “Questo sentiero di consolidamento, se confermato, appare coerente con i principi enunciati in sede europea che puntano a contemperare sostenibilità finanziaria e crescita economica”, ha detto. Data la stabilità dei saldi nominali rispetto alla programmazione precedente, l’orientamento espansivo della strategia di finanza pubblica è quindi principalmente affidato all’attuazione del Pnrr, spiega l’Upb.

Il quadro programmatico di finanza pubblica sconta, infatti, la “piena realizzazione degli interventi del PNRR e del fondo di investimenti complementare, che ha come conseguenza in particolare tassi di crescita degli investimenti pubblici molto consistenti gia’ negli andamenti tendenziali, specie negli anni 2022 e 2023 quando, dopo l’aumento del 19,5 per cento registrato nel 2021, sono previsti incrementi rispettivamente del 14,4 e del 21,1 per cento”. E’ infine “da considerare l’importanza del rafforzamento del processo di revisione e valutazione della spesa, rientrante peraltro tra le riforme abilitanti del PNRR, nella consapevolezza dell’impegno necessario per conseguire gli obiettivi di moderazione della spesa corrente e, in ultima analisi, di sostenibilità del debito”.

Lo scenario base della previsione del DEF “sconta una risoluzione” della guerra in Ucraina “in tempi relativamente brevi” che però appaiono “molto aleatori”. Se invece il conflitto “durasse per tutto il secondo trimestre e il processo di normalizzazione impegnasse la seconda metà dell’anno in corso gli effetti economici stagflattivi sarebbero più evidenti”, prosegue Cavallari. L’economia italiana, ha sottolineato, “sarebbe tra le più colpite da questo shock e il Pil subirebbe una contrazione addizionale di circa un punto e mezzo percentuale nel complesso del biennio. Contemporaneamente si assisterebbe a più marcati incrementi dei prezzi al consumo, per circa 2,5 punti percentuali cumulati nel 2022-23 nel caso dell’Italia”.