Crescita, lavoro e pensioni secondo ISTAT, INPS e Renzi

(Teleborsa) – “Chiuderemo l’anno con un +0,8%”. Così il Premier Matteo Renzi ha messo fine alle polemiche generatesi dopo la pubblicazione dei dati sul PIL del terzo trimestre.

PIL che, a causa delle tensioni geopolitiche e dell’indebolimento della Cina, è stato rivisto al ribasso al +0,8% rispetto al +0,9% della stima preliminare. Questo mette a repentaglio la possibilità che l’Italia chiuda l’anno con una crescita dello 0,9%, come stimato dal Governo, a meno di un balzo dell’1% nell’ultimo trimestre.

“Abbiamo fatto lo 0,7% di crescita, poi visto che le cose andavano un po’ meglio abbiamo fissato lo 0,9%. Secondo me chiudiamo allo 0,8 anche se il Ministero dell’Economia sostiene che comunque sarà lo 0,9” ha dichiarato ieri Renzi in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa.

Poi, in diretta, è arrivato il richiamo da Via XX Settembre: “Mi ha inviato un sms Padoan: sullo 0,9% di crescita del PIL tieni la linea, non è Roma-Fiorentina…” ha letto ridendo Renzi.

Non è mancato un commento all’altro dato clou diffuso ieri dall’ISTAT, quello sulla disoccupazione che ad ottobre ha toccato i minimi da dicembre 2012.

“E’ cambiata la prospettiva: l’anno scorso ci si chiedeva se l’Italia avrebbe fatto la fine della Grecia, oggi si dice che forse non riprenderemo la Germania” ha dichiarato il Presidente del Consiglio, senza però nascondere un certo malcontento per l’ancora elevato tasso di disoccupazione giovanile.

Ma c’è un altro capitolo che potrebbe disturbare il sonno di Renzi: quello sulle pensioni.

Sempre ieri l’OCSE ha lodato le riforme messe in atto nel sistema previdenziale tricolore. Nello stesso tempo, però, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo ha avvertito che i futuri pensionati potrebbero trovarsi in una situazione di povertà. 

Un concetto, questo, spiegato dal Presidente dell’INPS Tito Boeri nel corso della presentazione del rapporto OCSE “Pensions at a glance 2015”. Boeri ha dichiarato che da una simulazione arriva dell’Istituto di previdenza sulla base di un campione di circa 5.000 lavoratori nati nel 1980 è emerso che chi oggi ha 35 anni prenderà nell’intera vita pensionistica in media un importo complessivo di circa il 25% inferiore a quella della generazione precedente pur lavorando fino a circa 70 anni.

Crescita, lavoro e pensioni secondo ISTAT, INPS e Renzi