Credit Suisse, nuovo scandalo: ospiterebbe fondi di origine criminale

(Teleborsa) – Credit Suisse torna nell’occhio del ciclone dopo che un gruppo di giornali internazionali ha pubblicato una maxi inchiesta derivante da una fuga di dati su migliaia di conti detenuti nella banca svizzera nel corso di decenni. Secondo l’inchiesta “Suisse Secrets”, condotta da oltre 160 giornalisti di 39 paesi, la banca aveva tra i suoi clienti persone che violavano i diritti umani e uomini d’affari sotto sanzioni internazionali, ex dittatori, spie e faccendieri. Secondo quanto riportato da La Stampa, uno dei media che ha partecipato all’inchiesta, “malgrado gli scandali ha continuato a fornire per anni i propri servizi a questi clienti nonostante le regole sulla tracciabilità dei fondi e la trasparenza delle attività che li hanno prodotti”.

Il leak riguarda circa 18 mila conti – alcuni aperti da anni e una parte ancora attivi in tempi molto recenti – riconducibili a oltre 30 mila persone e società e per un totale di oltre 100 miliardi di euro. Secondo un ex dirigente di Credit Suisse basato a Zurigo che ha accettato di parlare anonimamente con il team di giornalisti, la banca svizzera non solo accettava, ma incoraggiava i propri dipendenti a fornire servizi a clienti con fondi di dubbia provenienza. In questi casi, i conti erano gestiti direttamente dalla direzione della banca, con i conti più ricchi e al tempo stesso più a rischio che venivano “isolati e gestiti dagli alti dirigenti“.

Credit Suisse, tramite una nota, ha fatto sapere di respingere fermamente le accuse e le insinuazioni sulle presunte pratiche commerciali della banca. “Le questioni presentate sono prevalentemente storiche, in alcuni casi risalenti agli anni ’40, e i resoconti di queste questioni si basano su informazioni parziali, imprecise o selettive fuori contesto, con conseguenti interpretazioni tendenziose della condotta aziendale della banca – si legge – Sebbene per legge Credit Suisse non possa commentare le relazioni con i potenziali clienti, possiamo confermare che le azioni sono state intraprese in linea con le politiche e i requisiti normativi applicabili nei momenti rilevanti, e che le questioni correlate sono già state affrontate”.

“A seguito di numerose indagini da parte del consorzio nelle ultime tre settimane, Credit Suisse ha esaminato un ampio volume di conti potenzialmente associati alle questioni sollevate – ha puntualizzato la banca svizzera – Circa il 90% dei conti analizzati è oggi chiuso o era in fase di chiusura prima di ricevere le richieste della stampa, di cui oltre il 60% è stato chiuso prima del 2015. Dei restanti conti attivi, siamo convinti che un’adeguata due diligence, revisioni e altre misure relative al controllo sono state adottate in linea con il nostro attuale quadro. Continueremo ad analizzare le questioni e, se necessario, adotteremo ulteriori misure”.

Nel 2021 la banca si era già trovata al centro di diversi scandali, registrando pesanti perdite nell’ambito del fallimento del fondo statunitense Archegos e perdite di clienti dopo il crollo della società di servizi finanziari Greensill. A dicembre Credit Suisse aveva annunciato una serie di importanti nomine nel proprio executive board, con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle l’anno molto complicato. A gennaio 2022 Antonio Horta-Osorio ha però dovuto lasciare dopo solo nove mesi il ruolo di chairman, mentre pochi giorno dopo Credit Suisse ha lanciato un allarme sugli utili.