Crac banche, il Governo annuncia i rimborsi ma l’Ue potrebbe guastare la festa

Bollando un rimborso così esteso,come un bail-out, ossia un salvataggio a spese dello Stato, una volta ammesso e oggi vietato

A tenere banco in queste ore è sicuramente la questione dei rimborsi per  migliaia di risparmiatori italiani rimasti vittime negli anni dei vari crac della banche. Un momento atteso da una platea piuttosto vasta che sembra essere abbastanza vicino,  almeno stando a quanto annunciato, la scorsa settimana, dai Vicepremier Salvini e Di Maio, intervenuti a Vicenza per l’assemblea degli ex soci delle banche venete.
In quell’occasione i due avevano dato prova di una ritrovata armonia proprio grazie all’intesa sul tema della difesa del risparmio andando, al contempo,  al duplice attacco delle istituzioni di vigilanza.
Nel mirino, in quell’occasione, era finita Bankitalia con Luigi Di Maio che non le aveva di certo mandate a dire:  “Serve discontinuità, non possiamo pensare di confermare le stesse persone che sono state nel direttorio se pensiamo a tutto quel che è accaduto in questi anni”. Con Salvini che aveva rincarato la dose, alzando l’asticella e precisando che i vertici di Consob e Bankitalia “andrebbero azzerati” .
Dal Veneto all’Etruria, dunque, il Governo Conte dunque ha  promesso a più riprese di intervenire, rimborsando tutti. Sul piatto 1,5 miliardi spalmati in 4 anni per risarcire le famiglie che hanno perso i loro soldi con le azioni e i bond anche subordinati, finora rimasti esclusi, grazie al Fondo Fir (Fondo Indennizzo Risparmiatori) che sarà gestito dal Ministero dell’Economia e Finanze,addetto appunto ad erogare indennizzi a favore dei risparmiatori.
 
OCCHIO ALL’UE – Ma c’è un però, piuttosto grande da non sottovalutare, ma anzi da tenere in considerazione: a guastare la festa potrebbe pensarci infatti l’Ue bollando un rimborso così esteso,come un bail-out, ossia un salvataggio a spese dello Stato, una volta ammesso e oggi vietato.    
Di Maio e Salvini, intanto , giocano d’anticipo e fanno, o meglio ci provano, orecchie da mercante andando avanti per la loro strada:  “Noi abbiamo messo nella legge di bilancio i soldi a fine anno, siamo al 9 febbraio, questa è la settimana in cui si scrivono i decreti e si erogano i soldi“, ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, che dieci giorni fa ha annunciato l’arrivo di una lettera che contesta la scelta di concedere un ristoro senza valutazione preventiva sulle modalità con cui sono stati venduti i titoli “azzerati”.  Gli fa eco Salvini: “Sento dire che questa cosa del fondo per i risparmiatori all’Europa non andrebbe bene. Se all’Europa va bene, d’accordo, se all’Europa non va bene, per noi va bene lo stesso, tiriamo dritto”.  
 I risarcimenti, spiega ancora Di Maio,  “verranno erogati direttamente, senza che queste persone si debbano impegnare o spendere altri soldi in cause. Questa è la cosa importante. Nessun arbitrato, nessun contenzioso. Noi come governo erogheremo quei soldi”. Dunque “all’Europa stiamo scrivendo una lettera cordialissima in cui diciamo che vengono prima i risparmiatori e i loro problemi, e poi tutti quelli che sono i tecnicismi europei. Tanto questa Europa a maggio è finita”.  
Oggi, intanto, il ministro Giovanni Tria vola a Bruxelles per l’Eurogruppo. Con lui  il dg del Tesoro Alessandro Rivera che tiene i rapporti operativi con la prima linea tecnica della commissione, che incontrerà appunto dopo gli scambi a distanza dei giorni scorsi.
Numeri alla mano, l’indennizzo per gli azionisti sarà pari al 30% e per i bondisti subordinati al 95% dell’investimento, entro 100mila euro a testa al netto di eventuali rimborsi ricevuti a titolo di transazione “nonché di ogni altra forme di ristoro, rimborso o risarcimento”. Non spetterà all’Arbitro per le controverse finanziarie della Consob a gestire la procedura ma il ministero dell’Economia, attraverso un decreto di nomina della commissione che definirà le modalità di presentazione delle domande e di riparto delle risorse. Priorità a chi nel 2018 avrà un Isee sotto i 35mila euro.
Le nuove regole, arrivate al termine di un lungo negoziato tra le diverse posizioni delle associazioni dei risparmiatori, di fatto non pregiudicano la possibilità di portare in tribunale chiunque ha contribuito (anche per omissione) alle vendite scorrette dei titoli. Ma “in base alle regole Ue, per accertare il misselling delle azioni è necessario che un giudice valuti ogni singola posizione consentendo al risparmiatore di accedere al ristoro. In assenza di sentenze o lodi arbitrali, la Ue considererebbe ogni rimborso aiuto di Stato”, spiega l’ex senatore Andrea Augello, come riporta il Fatto Quotidiano.
Linea dura di Salvini e Di Maio che però potrebbe trovare l’alt e sono tanti gli interrogativi che rimbalzano in queste ore tra gli stessi risparmiatori, spaventati dall’ipotesi di dover fare i conti con uno scenario che allontana il tanto sospirato rimborso. “Salvini e Di Maio hanno ribadito che qualunque sia il giudizio della Commissione il governo erogherà i rimborsi – commenta l’associazione Vittime del salva-banche, sempre da Vicenza -. Ma davvero ci vogliamo raccontare che con una procedura di infrazione una commissione ministeriale si prenderà la responsabilità di erogare 1,5 miliardi di euro, esponendosi a una richiesta di risarcimento di danno erariale per colpa grave dalla Corte dei conti?”.
RIMBORSI CONGELATI ? – In poche parole, il rischio da evitare è che i rimborsi automatici agli azionisti facciano scattare una procedura d’infrazione europea che finirebbe per congelare i rimborsi, anche se i due vicepremier hanno allontanato l’ipotesi.   Sono però in tanti a temere che alla fine il governo sarà comunque costretto a ripristinare, dopo magari aver perso tempo prezioso, una procedura di valutazione caso per caso, esattamente come richiesto dalla Commissione europea.
Insomma, un rebus dalla non facile soluzione che secondo le interpretazioni, a dire il vero molto maliziose di alcuni, potrebbe persino trasformarsi in un involontario assist per la maggioranza di governo: lo stop Ue, infatti, farebbe slittare a data da destinarsi i ristori e la conseguente uscita dei fondi pubblici, contenendo il deficit, proprio come Bruxelles ha chiesto più volte.

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