Covid-19, Svezia: Anna Maria Corazza Bildt da Stoccolma racconta

(Teleborsa) – L’eccezione svedese, con la situazione nel Paese scandinavo di oggi venerdì 3 aprile: Contagiati ufficiali 6078, di cui 2700 a Stoccolma; Ricoverati terapia intensiva 469; Deceduti 333, + 51 rispetto a ieri. Queste le misure prese finora dal Governo: per quanto riguarda i “divieti”, proibiti i raggruppamenti pubblici di più di 50 persone; andare a trovare persone anziane o malati nelle case di cura o in ospedale; consumare in piedi in bar e ristoranti. Chiuse scuole superiori ed università.

Le raccomandazioni: stare a casa se si hanno sintomi anche minimi tipo febbre e tosse e mal di gola; rimanere nell’abitazione se si hanno più di 70 anni; evitare posti affollati e affollamenti nei mezzi di trasporto; tenere le distanze nei mezzi pubblici ed evitare di utilizzarli nelle ore di punta (da ieri); evitare di viaggiare nel resto del paese e all’estero se non necessario; fare passeggiate e praticare sport all’aria aperta più che in precedenza come misura di salute collettiva. (Mentre il resto dell’Europa chiude i parchi). Misure prorogate oggi fino al 15 giugno.

Anna Maria Corazza Bildt, italiana, marito svedese, parlamentare europea per la Svezia per due legislature, imprenditrice, vive tra Stoccolma e Tabiano Castello, nelle vicinanze di Salsomaggiore, in provincia di Parma. Raggiunta per telefono nella sua abitazione di Stoccolma, ha rilasciato questa intervista a Teleborsa:

Dottoressa Corazza, Covid-19, Svezia caso unico in Europa con il “tutto aperto”. Da italiana e svedese al tempo stesso come giudica l’iniziativa?

“Non è esatto che tutto sia aperto, ma la Svezia è sicuramente il paese in Europa che, almeno sinora, ha preso meno misure contro la pandemia, la maggior parte non coercitive. Per me è abbastanza sconcertante e difficile da capire, specie perché mi trovavo in Italia, tra Parma e Piacenza, a febbraio e quindi ho vissuto da vicino l’inizio della crisi nel mio Paese d’origine.

La Svezia ha la tradizione di fondare le decisioni su dati di scienza comprovati. Le autorità riconoscono che sul COVID19 è ancora molto quello che non si sa e su questa base mettono in dubbio le conclusioni tratte da vari studi e dagli altri Paesi europei. Quello che mi stupisce di più è che qui non si riconosce il contagio degli asintomatici e quindi si prendono misure solo per chi ha sintomi.

La Costituzione svedese protegge la libertà individuale in maniera assoluta, più di molte altre Costituzioni europee e quindi, per esempio, lo Stato non può vietare eventi privati. Il dibattito sui social è molto acceso e polarizzato. Però sembra che se rimetti in dubbio le scelte delle autorità per la salute pubblica sei un traditore della patria, e se chiedi maggiori misure sei uno che si lascia prendere dal panico.

In questo momento sento molto le differenze culturali tra nord e sud. Io ho scritto molto sui miei social riguardo l’imparare dall’Italia e lanciato l’#stannahemma, cioè #Stateacasa. Per fortuna molti cittadini e imprese hanno di loro iniziativa adottato misure più restrittive e limitato i movimenti e le uscite.

Spero in ogni caso che per le sue caratteristiche la Svezia sia meno colpita dell’Italia. La densità degli abitanti è bassa; ci sono meno persone anziane che in italia; il contatto intergenerazionale è minore del nostro; i giovani molto presto e spesso vivono da soli, meno in famiglia che in Italia; lo stile di vita è decisamente “meno sociale”, c’è meno movida, salvo che qui a Stoccolma; gli svedesi vivono in genere a minor contatto gli uni dagli altri e con molta natura attorno. Infine, la fiducia nello Stato e nelle Istituzioni è superiore che in Italia”.

L’opinione pubblica è d’accordo o ci sono riserve e critiche?

Gli Svedesi rispettano e seguono le raccomandazioni delle autorità sanitarie e del Governo. Qui la gestione e molto delegata al Capo epidemiologo dell’autorità per la sanità pubblica, divenuta figura molto controversa. Molti si chiedano perché il Governo non è piùcoinvolto nelle decisioni di salute pubblica. Il Primo Ministro ha però parlato alla Nazione. Inoltre, come in Italia, la sanità è delegata alle Regioni. Non c’è un Ministro della salute. Allo stesso tempo l’opinione è polarizzata tra quelli che pensano che la situazione in Svezia sia eccessiva e danneggi l’economia e quelli che vorrebbero si seguissero gli altri Paesi europei non vedendo abbastanza giustificazioni scientifiche per l’eccezione svedese.

Come la gente sta vivendo le sue giornate?

Qui chi ha sintomi anche minimi sta a casa fino a due giorni dopo la fine della sintomatologia. La Svezia è un Paese molto digitalizzato, quindi gli studenti, dalle superiori in su, seguono i corsi via video e molti sono passati al telelavoro. La vita sociale si svolge molto sui social, come in Italia. Feste ed eventi non ci sono. Però si va al lavoro con autobus e metropolitana.

C’è molta preoccupazione per la tenuta del sistema sanitario, soprattutto riguardo alle capacità di terapia intensiva, che all’inizio della crisi era in proporzione più bassa che in Italia. E anche qui c’è preoccupazione e dibattito aspro sulla mancanza di mascherine e camici e sulla protezione del personale sanitario. Come in Italia, c’è molta solidarietà con medici e infermieri, anziani e persone sole. Vanno alla grande anche gli acquisti per così dire di sostegno, tipo procurarsi la cena dal ristorante vicino casa anche per evitare collasso dell’economia locale.

Forte è lo spirito di unità nazionale e si rimandano le polemiche politiche al dopo pandemia. L’opposizione, a differenza di parte di quella italiana che specula sulla paura delle persone, si dimostra costruttiva e contribuisce in Parlamento ad accelerare le misure anti crisi.

Ci tengo a sottolineare che molti si interessano e seguono il dramma Italiano con immensa empatia. Io ho avuto migliaia di messaggi di solidarietà e sostegno. Qui in Svezia tra la gente c’è molto amore per il nostro Paese. Penso proprio che molti verrano in Italia quando si potrà viaggiare di nuovo.

La strategia del contagio graduale, ammesso che non sfugga di mano, come è nata?

La strategia nasce da un modello anglosassone dell’immunità di gruppo. La strategia è quella di isolare le persone anziane e gli altri “gruppi a rischio” per arginare i contagi in modo da evitare il collasso delle terapie intensive. Quindi non ritengono che chiudere quasi tutto e mettere quasi tutti in quarantena sia utile. Ritengono insostenibile nel tempo il costo sociale delle misure drastiche tipo quarantena. E’ come se potessero in qualche modo controllare il contagio. Le autorità insistono che ogni Paese ha delle realtà diverse e quindi adatta le misure alla società svedese. Per esempio, hanno chiuso istituti superiori e università, non scuole primarie e asili. Perché in Svezia lavorano quasi tutte le donne e il ricorso ad aiuto domestico e babysitter non è diffuso. Quindi temono che se i bambini devono restare a casa si mettano a repentaglio i servizi essenziali e in particolare quello sanitario per carenza di personale.

Si vuole procedere gradualmente, per tappe, a seconda degli sviluppi. Evitano il più possibile regole e non ci sono sanzioni. Dicono di aver scelto di rispettare la libertà individuale e hanno puntato sul fare appello alla responsabilità di ciascuno per seguire le raccomandazioni. Ci sono continue campagne di informazione e conferenza stampa quotidiane delle autorità, che ripetono le misure di igiene e di distanza sociale da rispettare.

Il grande dibattito è stato sulle vacanze di Pasqua, se andare a sciare o meno! E finalmente sono state le società di gestione a decidere di tenere chiusi gli impianti, su pressione delle autorità sanitarie locali e delle critiche sui social. Anche i cinema hanno chiuso di loro spontanea iniziativa. Per fortuna la Svezia ha avuto qualche settimana in più per rafforzare il sistema sanitario e riconvertire alcune imprese per la produzione di materiale sanitario, come le mascherine. Per esempio Absolut Vodka (nota per superalcolici, n.d.r.) sta producendo gel disinfettante. Se le misure per i cittadini sono minime, la mobilizzazione del sistema sanitario è massima sin da febbraio. Anche qui l’esercito sta costruendo ospedali da campo, in particolare nei locali della Fiera di Stoccolma.

E’ pronto comunque un piano B o magari C nel malaugurato ma possibile caso che la pandemia colpisca la Scandinavia?

Il Primo Ministro ha detto chiaramente che la pandemia va presa sul serio e che sarà lunga, durerà mesi e che sono pronti a prendere ulteriori misure se serve. Ma il dibattito in Svezia è piuttosto focalizzato sul quando le misure attuali verranno rallentate per il danno economico che stanno causando. Il mondo politico parla delle misure per fronteggiare il crollo del GDP (PIL) che si calcola sarà circa del 4/ e per sostenere i lavoratori e le imprese, in particolare il settore turistico e commerciale che sono già in ginocchio con decine di migliaia di persone che stanno perdendo il lavoro. La grande industria svedese come Volvo, Scania, ecc sono integrate nelle catene globali ed europee e quindi comunque, anche se possono continuare a lavorare, hanno chiuso per mancanza di forniture. Molti negozi o piccole imprese hanno dovuto chiudere comunque per mancanza di clienti. La Svezia e un Paese particolarmente dipendente dalle esportazioni, dai viaggi ed eventi business.

E la posizione dei “vicini”, Norvegia, Finlandia e Danimarca?

La pandemia ha colpito la Scandinavia solo con qualche settimana di ritardo rispetto all’Italia. La Svezia per ultima tra i nordici. In questo momento ci sono in percentuale più decessi in Svezia che in Danimarca, Norvegia e Finlandia, e questo ha esacerbato il dibattito sulla validità delle misure adottate appunto in Svezia. Proprio perché Danimarca, Norvegia, e alla fine anche la Finlandia, hanno preso misure draconiane contro il Covid-19. Se i decessi dovessero crescere e risultare superiori in percentuale alla popolazione in Svezia rispetto agli altri paesi nordici, le critiche al Governo e alle istituzioni saranno vocali e avranno conseguenze politiche. Per il momento il Primo Ministro e il partito di Governo stanno salendo molto nei sondaggi.

Parte dell’ansia che vive la società svedese è legata all’abitudine di strutturare e pianificare la vita e il lavoro più di quanto si faccia nel sud Europa in generale. Questo aumenta l’insofferenza per l’incertezza totale sui tempi in cui viviamo tutti. E’ in ogni caso troppo presto per trarre conclusioni sull’eccezione svedese. Il caso svedese acutizza il problema se una società aperta e benestante può essere in grado di mettere in atto misure restrittive delle libertà personali e sostenerle nel lungo periodo con incertezza.

Una frase che caratterizza l’umore svedese adesso è “Det handlar om att gilla laget”, “Here we are, we cannot do much bout it”: Cosi stanno le cose, c’è poco da fare. Si tratta di farsi andar bene la situazione e stare tranquilli”.

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