La Corte dei conti accusa i Caf: 8 per mille alla Chiesa a nostra insaputa

La Corte dei conti ha rilevato irregolarità in diverse trasmissioni del Caf: in quelle difformi dalle scelte del contribuente l’8 per mille era destinato alla Chiesa cattolica

L’8 per mille dell’Irpef è finito di nuovo nel mirino della Corte dei conti, per quanto riguarda la destinazione e la gestione di una quota di gettito fiscale alla Chiesa cattolica. Durante il monitoraggio iniziato nel 2014, i giudici contabili hanno riscontrato alcune “irregolarità” da parte del Caf nella trasmissione di scelte relative alla destinazione dell’8 per mille, spesso non conformi alla volontà del contribuente.

Corte dei conti: “Trasmissioni irregolari dal Caf”

Stando a quanto ha riscontrato la Corte dei conti, nell’1,67% dei casi esaminati le scelte del contribuente non risultano trasmesse correttamente dal Caf. Di queste, più della metà delle scelte espresse nella dichiarazione dei redditi sono diverse da quelle trasmesse dal Centro di Assistenza Fiscale.

In alcuni casi il Caf ha omesso di trasmettere la scelta del contribuente o ne ha trasmesso una diversa da quella indicata, o ancora il Centro di Assistenza Fiscale ha trasmesso una scelta senza che il contribuente la effettuasse. Con il risultato che il 65% delle scelte trasmesse in maniera errata dal Caf sono state infine indirizzate a favore delle Chiesa cattolica, all’insaputa del contribuente.

“Tali irregolarità – si legge nella relazione della Corte dei conti – sono state rilevate confrontando il contenuto delle schede per esprimere le scelte in questione, conservate dai Caf, e i dati che risultano trasmessi telematicamente all’Agenzia”.

La Corte dei conti ha segnalato anche la mancata conservazione da parte dei Caf delle schede relative alle scelte espresse dal contribuente, rendendo così impossibile un riscontro sulla corretta trasmissione. É quindi emerso che, anche in questo caso, nell’84,2% delle posizioni controllate l’8 per mille era destinato alla Chiesa cattolica.
I giudici contabili hanno voluto verificare come i Caf, i vari enti e le amministrazioni pubbliche avessero risposto ai rilievi che la Corte dei conti aveva segnalato nel 2014 e nel 2015.
Stando a quanto si legge in una nota, “ad un anno dalla precedente relazione, il monitoraggio ha fatto emergere che risultano rilevanti anomalie sul comportamento di alcuni intermediari, sulle quali proseguono le attività di controllo dell’Agenzia delle entrate e che perdura lo scarso interesse per la quota di propria competenza da parte dello Stato. Si conferma l’assenza di controlli sulla gestione delle risorse”.

La Corte dei conti accusa i Caf: 8 per mille alla Chiesa a nostra ...