Corsa al vaccino e “peso” del PIL: a che punto siamo nei Paesi poveri?

L’unica nazione in via di sviluppo entrata per ora in classifica è la Guinea, con poche decine di iniezioni

 Il Covid aumenta le disuguaglianze. Mentre i 1000 più ricchi del mondo hanno recuperato in appena 9 mesi tutte le perdite che avevano accumulato per l’emergenza Covid-19, i più poveri impiegheranno più di 10 anni per riprendersi. A calcolarlo Oxfam nel rapporto “Il virus della disuguaglianza” diffuso in occasione dell’apertura del Forum di Davos dal quale emerge che per la prima volta in un secolo si potrebbe registrare un aumento della disuguaglianza economica in quasi tutti i paesi contemporaneamente.

Dal report emerge anche che le donne sono più colpite dalla povertà provocata dal Covid e, tra l’altro, calcola che nel mondo i 10 uomini più ricchi hanno visto la loro ricchezza aumentare di 540 miliardi di dollari dall’inizio della pandemia:  somma che sarebbe più che sufficiente a garantire un accesso universale al vaccino. 

Ma in paesi già falcidiati da guerre e conflitti interni  – sottolinea l’organizzazione non governativa  –  la disuguaglianza non è solo economica, ma resta tutt’ora sanitaria e di accesso alle cure. Laddove la diffusione di altre epidemie quali colera, tifo e dissenteria rendono la situazione sanitaria già drammatical’arrivo del Covid-19 è solo l’ultima goccia che rischia di far traboccare un vaso ormai colmo.  

Senza contare che lottare per salvaguardare questi paesi, significa anche contrastare la diffusione di varianti pandemiche del virus, che continuano a generarsi creando nuove minacce e insidie a livello globale. 

“Potremmo assistere ad un aumento esponenziale delle disuguaglianze, come mai prima d’ora. – ha detto Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International –  Una distanza tanto profonda tra ricchi e poveri da rivelarsi più letale del virus stesso. Mentre un’élite di pochi miliardari ha tratto enormi profitti dalla pandemia, le piccole e medie attività stentano a resistere, e sempre più persone perdono il lavoro, finendo in povertà. Tra tutti sono le donne e le minoranze etniche a subire il peso maggiore della crisi. In molti paesi sono i primi a rischiare di soffrire la fame e ritrovarsi tagliati fuori dall’assistenza sanitaria”.

“Lo choc provocato dal  Covid-19 ha  fatto riemergere, accentuandole, fragilità economiche, sociali e ambientali a livello globale, acuendo i rischi di un incremento delle iniquità e dei divari tra ricchi e poveri” ha detto nelle scorse ore il  componente del board della Bce Fabio Panetta intervenendo al 50esimo anniversario dell’Aiaf, l’Associazione italiana degli analisti finanziari.

Intanto, non si ferma la corsa al vaccino con i Paesi più poveri, ancora una volta a farne le spese. “È ingiusto che gli adulti sani nei paesi ricchi siano vaccinati prima che lo siano i gruppi prioritari nei paesi più poveri“: lo ha detto il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhamon Ghebreyesus, durante il suo intervento all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa impegnata a votare un rapporto sui vaccini. “La promessa di un accesso equo alla vaccinazione per tutti è a rischio”, denuncia.

Per il Presidente serbo Aleksandar Vučić, nel mondo è in atto una autentica guerra per il vaccino anticovid, con i Paesi più ricchi che fanno di tutto per accaparrarsi la gran parte delle dosi disponibili ai danni di quelli con minori disponibilità. Vučić, ha paragonato il mondo a un Titanic che va a sbattere contro un iceberg, con i passeggeri ricchi e i loro cari che fanno di tutto per mettersi in salvo, lasciando che gli altri affondino insieme alla nave.

Tradotto: il PIL alla fine, conta davvero e il vaccino contro il Covid – almeno per ora – sembra essere un affaire riservato solo ai ricchi. Come ricostruisce la Repubblica, quasi 13 milioni sono state usate negli Usa, 4,5 in Gran Bretagna, 2,6 in Israele, 1,8 negli Emirati arabi. L’unica nazione in via di sviluppo entrata per ora in classifica è la Guinea, dove la campagna di immunizzazione è arrivata a quota 25 iniezioni grazie a una campagna sperimentale con un prodotto russo uscito dai laboratori del Gameleya Institute.

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