Coronavirus, un solo contagio a Wuahn: oltre 3mila medici tornano a casa

(Teleborsa) – Lento ritorno alla normalità per Wuhan e la provincia dell’Hubei, primo focolaio del coronavirus, ma la Cina non abbassa la guardia e alza il livello di controllo e quarantena per evitare i contagi di ritorno da parte di chi è arrivato nel Paese a epidemia in corso.

Secondo gli aggiornamenti della Commissione sanitaria nazionale (Nhc) a Wuahn ieri si è registrato un solo caso di contagio contro i 20 di ritorno. In calo anche i morti che ieri sono stati 13, di cui 12 nella provincia dell’Hubei e uno in quella di Shaanxi.

Tra i casi mortali, nove sono stati rilevati a Pechino, tre a Shanghai e nel Guangdong, e uno nelle province di Zhejiang, Shandong, Guangxi, Yunnan e Shannxi. I contagi di ritorno sono saliti a 143, dato che indica il successo delle misure restrittive e che, allo stesso tempo, chiede un’ulteriore attenzione sui contagi dall’estero.

Il peggio sembra dunque passato nella provincia dell’Hubei dove le autorità hanno deciso di far riprendere gradualmente la registrazione dei matrimoni.

Nella giornata di lunedì un primo gruppo di personale sanitario, composto da 3.675 unità, tra medici e infermieri, sta facendo rientro a casa dopo aver lavorato nella provincia per il contenimento del coronavirus.

Rimane comunque massima l’attenzione per i contagi dall’estero. Secondo quanto riportano i media cinesi, a Wuhan, focolaio dell’epidemia, è operativa da oggi la quarantena obbligatoria di 14 giorni e a proprie spese per tutti gli arrivi dall’estero.

Stretta di controlli per tutti gli arrivi internazionali anche in Corea del Sud dove il trend dei contagi è in calo, rimanendo sotto quota 100 per il terzo giorno di fila, ma dove lunedì si sono registrati 84 nuovi casi di coronavirus che hanno portato il totale a quota 8.320.

In aumento anche i casi nel sud-est asiatico, situazione che alimenta i dubbi su una teoria secondo cui un clima più caldo possa impedire la diffusione del Covid-19.

Secondo quanto riporta il Guardian, in Thailandia oltre 30 persone sono risultate positive al coronavirus, portando il numero totale di casi a 177. In Malaysia, dove ieri sera sono state annunciate misure restrittive (stop alle riunioni di massa, comprese le attività religiose), ci sono oltre 550 casi segnalati, che si teme possano essere legati ad un raduno di 16mila persone in una moschea a Kuala Lumpur.

Nelle Filippine si è passati dai 6 casi ai 140 la scorsa settimana, tanto che le autorità hanno isolato la regione della capitale Manila e l’isola di Luzon. In Indonesia le autorità religiose musulmane hanno chiesto ai fedeli di evitare le preghiere del venerdì nelle zone a rischio. Finora, il paese ha registrato 134 casi di infezione.

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