Coronavirus, Ubs: impatto su Pil Cina. Danni anche per l’Italia

(Teleborsa) – Un impatto negativo “fino a 2 punti percentuali per il Pil cinese” e “un danno economico anche per l’Italia”. Queste secondo Matteo Ramenghi, chief investment officer Ubs WM Italy, le possibili conseguenze della diffusione del Coronavirus.

“Dalla riunione del G20 a Riad, il governatore Ignazio Visco ha fatto riferimento a un impatto per l’Italia anche superiore allo 0,2% del Pil – ha spiegato Ramenghi –. La possibile entità potrà dipendere dalla rapidità con la quale il focolaio di epidemia verrà messo sotto controllo”. Nel nostro Paese, a preoccupare particolarmente, è il fatto che la regione più colpita, la Lombardia, è anche quella più importante dal punto di vista economico, al centro di numerosi eventi internazionali. Per Ramenghi “subiranno conseguenze indirette molti altri Paesi, soprattutto quelli a vocazione industriale” ma “sulla base delle precedenti epidemie (Sars, Mers, Ebola) si potrebbe ipotizzare che l’impatto economico, per quanto severo, possa essere limitato a poco più di un trimestre”. Tuttavia vi sono delle considerevoli differenze rispetto all’impatto delle precedenti epidemie che potrebbero rendere i paralleli non così affidabili. “Il terziario – sottolinea il CIO – potrebbe reggere meglio rispetto al passato, grazie alla possibilità di lavorare da casa” ma dal momento che in Occidente le aziende hanno ridotto i magazzini dopo il credit crunch del 2008 “di conseguenza possono incorrere più rapidamente in problemi di approvvigionamento”.

Se i mercati finanziari hanno fino reagito pacatamente al Coronavirus, “tra gli investitori –afferma Ramenghi – vi è la convinzione diffusa che le banche centrali potrebbero rispondere a dati economici particolarmente deboli con manovre espansive, come ha già fatto la People’s Bank of China“. In questo scenario, dunque, le banche centrali costituiscono “un pilastro insostituibile per le borse globali”.

In caso di una battuta d’arresto dell’economia globale per il CIO potrebbero, inoltre, essere “attuate iniziative coordinate di natura fiscale”. La volatilità “potrebbe aumentare e ogni segnale di accelerazione o contenimento dell’epidemia continuerà ad avere un impatto immediato sulle borse. Occorre tuttavia considerare – ha concluso Ramenghi – che le alternative d’investimento nel comparto obbligazionario continuano a scarseggiare. Le principali banche centrali hanno già intrapreso manovre espansive di medio termine e i tassi sono destinati a rimanere molto bassi a lungo, tanto più in uno scenario incerto come quello attuale”.

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