Coronavirus, scioperi spontanei nelle fabbriche aperte e sindacati in allarme

(Teleborsa) – Italia chiusa o quasi. La decisione di lasciare aperte fabbriche e attività produttive sta creando agitazione e tensione negli stabilimenti italiani. Scioperi spontanei e sindacati in allarme affinchè vengano garantiti i livelli di sicurezza dal punto di vista sanitario, una condizione questa che non sempre viene rispettata. Anzi.

“Non siamo sacrificabili”:
lavoratori in sciopero nelle aziende metalmeccaniche di Milano e provincia. A comunicarlo la Fiom di Milano nel sottolineare che in una situazione di emergenza come questa “non si possono usare due pesi e due misure: da una parte i cittadini, cui viene giustamente chiesto di “restare a casa” per diminuire le possibilità di contagio, dall’altra i lavoratori, in maggioranza operai (che per le mansioni che svolgono non possono utilizzare lo smart working) obbligati a recarsi e restare in azienda, spesso in assenza delle condizioni di sicurezza previste dai decreti”. Quando la salute “è a rischio fermarsi è un atto di grande responsabilità e se non lo capiscono le imprese e le istituzioni lo fanno e lo faranno le lavoratrici e i lavoratori”.

Una posizione ribadita con chiarezza dalla segretaria generale Fiom-Cgil Francesca Re David a Circo Massimo su Radio Capital: “Nelle aziende a norma lavoreremo, in quelle che continueranno a fare resistenza proseguiremo gli scioperi e a non lavorare”. Prima la salute. “Il messaggio lanciato dal Governo del tutti a casa nelle fabbriche o in altri luoghi di lavoro è lasciato al buonsenso delle imprese. I provvedimenti presi – ha detto – non riguardano i lavoratori, che si sentono abbandonati, e riguardano solo gli utenti: alcune aziende si comportano virtuosamente, ma non tutte si sono organizzate. E’ chiaro che non si può chiudere tutto ma “il coronavirus non aspetta mercoledì prossimo, chi non è adeguato si deve fermare subito si deve decidere quali imprese possono rallentare e concentrare i dispositivi di sicurezza”, conclude.

Stessa linea della Filcams Cgil in una nota, nella quale si chiede di correggere le misure varate dal Governo per escludere dalla lista delle attività cOnsiderate “di prima necessità” la “gran parte” delle attività del commercio al dettaglio. Gli addetti dei settori del commercio, turismo e servizi sono tutti in prima linea” ma “la salute e la sicurezza” devono essere garantite “prima di tutto”.

Arriva anche l’appello di Luca Gaburro, Presidente di Federagenti: “Doverosa l’attenzione rivolta ai lavoratori dipendenti, in un momento di difficoltà come questa. Procedere uniti e compatti nella difesa e tutela di chi lavora e subisce le conseguenze di questa emergenza e’ innanzitutto un dovere. Proprio in virtù di questo Federagenti, l’Associazione che rappresenta gli agenti e rappresentanti di commercio, auspica che il nuovo Dpcm dedicato al lavoro e alle imprese contenga importanti misure di sostegno economico anche per la categoria rappresentata che conta 230mila operatori del settore, lavoratori a Partita Iva”.

“Il lavoro domestico è nuovamente il grande assente nel Dpcm dell’ 11 marzo scorso: come si devono comportare gli oltre 2 milioni di lavoratori domestici e 2 milioni di datori di lavoro domestico?”. A lanciare il quesito Lorenzo Gasparrini, Segretario generale di Domina. “Apprezziamo il Governo e tutto lo sforzo che sta facendo in questo momento di emergenza nazionale. Tuttavia è bene che intervenga anche nel settore del lavoro domestico non lasciandoci soli nell’emergenza”.

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