Coronavirus, presto il test rapido anche dal medico di famiglia

(Teleborsa) – A breve i cosiddetti test rapidi per il Covid-19 potranno essere effettuati dai medici di base e acquistati in farmacia. La misura – annunciata dal ministro della Salute Roberto Speranza nel corso di una riunione con le Regioni – rappresenterà una sperimentazione ad hoc per far fronte alle difficoltà registrate nelle ultime settimane nel praticare i tamponi in tempi celeri.

C’è già una prima intesa con le Regioni sulla semplificazione delle procedure di tracciamento, mentre medici di famiglia, Conferenza Stato-Regioni e sindacati sono convocati lunedì per trovare un accordo sui test rapidi in carico ai medici di medicina generale. Secondo alcune indiscrezioni, la nuova normativa prevede l’adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all’accordo collettivo di lavoro dei medici di base, almeno nel periodo dell’epidemia influenzale “classica” nel Paese, in modo da velocizzare la diagnosi differenziale tra le due patologie.

L’atto di indirizzo indica che l’erogazione dei test non è limitata esclusivamente ai medici di assistenza primaria ed ai pediatri di libera scelta, ma anche a professionisti di altre aree della medicina convenzionata come medici di continuità assistenziale, medici titolari di incarichi di cui all’articolo 60 del Dpr 270/2000, medici di emergenza sanitaria territoriale, medici della medicina dei servizi, oltre che altre forme organizzative dell’assistenza territoriale.

L’intesa prevede, inoltre, la regolamentazione dell’eventuale riconoscimento economico dell’esecuzione di tamponi antigenici rapidi da parte dei medici di assistenza primaria e dei pediatri di libera scelta, fermo restando che per gli altri professionisti la remunerazione dell’attività già fa parte della remunerazione oraria dell’attività convenzionale.

Si fanno progressi, nel frattempo, nelle tecniche di diagnosi del Covid-19. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Viruses, realizzata all’Istituto nazionale malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma (InmiI) in collaborazione con l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, lo University College di Londra e la società biomedicale DiaSorin, la saliva è un campione diagnostico ideale per trovare il virus e può essere utilizzata con sistemi commerciali già disponibili, veloci e sensibili.

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