Coronavirus, ISTAT: ferma la metà delle imprese, nel 2020 giù i consumi tra 4% e 10%

(Teleborsa) – 2,1 milioni di imprese chiuse, quasi la metà di quelle attive (48%), e 7,1 milioni di addetti fermi, di cui 4,8 milioni dipendenti. Sono alcun dei numeri presentati da Roberto Monducci, Direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’ISTAT, chiamato davanti alla Commissione Bilancio della Camera per l’audizione sul DEF.

Numeri che offrono un’istantanea della crisi economica innescata dal coronavirus nel paese. “Senza considerare le deroghe e sulla base dei codici Ateco, queste imprese “generano oltre 1.300 miliardi di fatturato (il 41,4% del totale) e 309 miliardi di valore aggiunto“, segnala Roberto Monducci.

In rosso anche le previsioni sui consumi. Nella sua elaborazione l’Istituto di Statistica ha definito due scenari: nel primo si assume che la limitazione delle attività produttive si manifestino per i soli mesi di marzo e aprile, mentre nel secondo che le limitazioni sia protratte fino a fine giugno. “Nel primo scenario – ha spiegato Roberto Monducci – il calo dei consumi sarebbe pari al 4,1% mentre nel secondo raggiungerebbe il 9,9%“. In termini di valore aggiunto, ha precisato, il calo sarebbe rispettivamente di 1,9% e del 4,5% sempre su base annuale”.

Come ha spiegato Monducci, le misure di contenimento al Covid-19 nei paesi coinvolti “stanno causando uno shock di natura reale che investe contemporaneamente l’offerta (chiusura di attività e interruzione delle catene del valore) e la domanda (crollo dei consumi, riduzione dei redditi) e la cui rapidità e intensità non ha precedenti storici“.

Ciò che ha riferimenti storici è la crescita del Debito pubblico, ma per ritrovare percentuali simili occorre tornare indietro di cento anni: l’incremento previsto dal DEF dal 134,8% del PIL al 155,7% “è stato registrato, a partire dall’Unità d’Italia, solo negli anni immediatamente successivi alla fine della Grande Guerra“. Per quel che riguarda il deficit invece, il 10,4% previsto per il 2020 è un “un livello mai più toccato dagli anni che hanno preceduto la firma del trattato di Trattato di Maastricht“.

Infine, un’istantanea sul ruolo delle donne in questa pandemia, molto più presenti in settori classificati a medio-alto ed ad alto rischio di esposizione al virus Covid-19. “Gli occupati uomini nel 62,9% dei casi lavorano in settori a basso rischio, contro il 37% delle donne – ha riferito il Direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istituto – Viceversa è più alta la quota di lavoratrici che opera in settori a rischio alto o medio-alto (28% contro 12%)”. Inoltre, conclude l’osservazione Monducci “un quarto delle donne occupate con almeno un figlio in eta’ 0-14 lavora in settori sospesi (796 mila), mentre il 73,7% (2,3 milioni) risulta occupata in settori rimasti attivi”.

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