Coronavirus in Italia, cresce tasso positività. Ordine Medici: “Subito zona rossa in Piemonte”

(Teleborsa) – Sono 22.409 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Italia (ieri ne erano stati diagnosticati 19.749) nelle ultime 24 ore, a fronte di 361.040 tamponi, tra antigenici e molecolari, con il rapporto positivi-tamponi che sale al 6,2%. È quanto emerge dal bollettino di mercoledì 10 marzo diffuso dal Ministero della Salute. Dall’inizio dell’epidemia di coronavirus i contagi nel nostro Paese sono 3.123.368. Ancora alto, seppur in lieve calo, il numero delle vittime: 332 (ieri erano 376), per un totale di 100.811 morti da inizio emergenza sanitaria.

In corso di svolgimento, intanto, a Palazzo Chigi la cabina di regia del Governo, riunita per valutare le ulteriori misure anti-Covid da mettere in campo alla luce delle ultime indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico. Le valutazioni saranno poi portate all’attenzione delle Regioni per una ulteriore condivisione.

“L’incidenza di persone positive in Piemonte, che al 7 marzo era di 277 ogni 100.000 abitanti, potrebbe raddoppiare entro le prossime due settimane a parità di condizioni”. Lo sostiene il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, Guido Giustetto, che chiede di istituire “immediatamente” la zona rossa nella regione. “La situazione epidemiologica in Piemonte vede un costante aumento, giorno dopo giorno, dei contagi e dei ricoveri per Covid-19, con il concreto rischio di saturazione dei reparti ospedalieri”, osserva l’Ordine dei Medici, secondo cui “aspettare ancora altri giorni prima di procedere con nuove misure, che in ogni caso dovranno essere adottate, non ha alcuna logica né dal punto di vista sanitario né dal punto di vista economico e sociale”.

“Il pericolo maggiore è infatti che la situazione di qui alla prossima settimana possa aggravarsi ulteriormente – aggiunge l’Ordine dei Medici – causando, di conseguenza, un più marcato aumento dei contagi, dei pazienti ricoverati e purtroppo dei decessi. Ma non solo: una chiusura tardiva, oltre a essere meno efficace rischia anche di rivelarsi più lunga e quindi meno sopportabile per le attività economiche e per le ripercussioni sotto il profilo sociale e psicologico”.

La variante inglese del virus SarsCoV2 domina nettamente rispetto alle varianti brasiliana e sudafricana, con una stima di prevalenza a livello nazionale del 54% (con una forchetta, ossia un intervallo di confidenza, che va dallo 0% al 93,3%). E’ quanto emerge dall’indagine annunciata il 17 febbraio dal ministero della Salute e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con Ministero della Salute, Regioni e Province autonome.

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