Coronavirus, il bilancio del 2020: persi 150 miliardi di PIL, nel 2021 timidi segnali di ripresa

(Teleborsa) – Un rapporto elaborato dall’Area Studi di Legacoop in collaborazione con Prometeia ha calcolato che nel 2020 l’economia italiana a causa della pandemia ha perso 150 miliardi di PIL – con un crollo dello stesso dell’8,9%, una percentuale doppia rispetto alla media del PIL mondiale (-4,4%) – 108 miliardi di consumi, 16 miliardi di investimenti e 78 miliardi di esportazioni.

Il report “Un primo bilancio ad un anno dallo scoppio della pandemia”, ha definito quello appena trascorso come “l’anno più catastrofico in tempi di pace” per l’intero pianeta. Analizzando l’evoluzione dell’economia e dei mercati in conseguenza dell’epidemia Covid-19 in Italia, lo studio ha sottolineato come la seconda ondata della pandemia – “più grave delle attese” – abbia messo in luce una sostanziale differenza con la prima fase. “Ora le chiusure colpiscono solo le attività a più intensa interazione sociale – si legge nel rapporto – mentre lasciano operare tutte le altre: innanzitutto l’industria, le costruzioni, l’agricoltura, ma anche tanti comparti dei servizi”. Questa circostanza sta determinando effetti economici “più circoscritti”. Se ne trova testimonianza nei dati sul PIL relativi all’ultimo trimestre del 2020, dove la caduta è risultata contenuta all’1.9% rispetto al crollo del 17,8% registrato nel secondo trimestre corrispondente alla prima ondata della pandemia.

“Una tendenza – sottolineano Legacoop e Prometeia – che pare destinata a dare timidi segnali di inversione nel primo trimestre del 2021, per il quale si stima una contrazione del PIL dello 0,2% rispetto al trimestre precedente”.

In termini di occupazione, il rapporto segnala che a fine 2020, “nonostante le misure attivate”, gli occupati in Italia sono risultati essere 435mila in meno rispetto all’anno precedente. Le perdite maggiori si sono concentrate tra i dipendenti a termine (-412mila), i lavoratori autonomi (-141mila), i giovani (-312mila) “che non sono riusciti ad entrare nel mercato del lavoro e ai quali non e’ stato rinnovato un contratto a tempo determinato”, e le donne (-171mila) “più presenti nei settori più direttamente colpiti”. La crisi ha inoltre ampliato le differenze nelle dinamiche economiche tra le famiglie e le imprese. Per le famiglie italiane è stato stimato un reddito disponibile in calo complessivamente di 30 miliardi a fronte di risparmi cresciuti “come mai in passato” (131 miliardi, erano stati 71 nel 2019) e una propensione media al risparmio quasi raddoppiata (dall’8,2% del 2019 al 15,6% del 2020).

Una differenza analoga è stata registrata anche tra le imprese. Il rapporto ha infatti segnalato il fenomeno secondo il quale – per motivi precauzionali e legati all’incertezza delle prospettive – le aziende abbiano aumentato il ricorso a prestiti, tenendo però i fondi acquisiti sui conti correnti. “Il quadro relativo a prestiti e depositi delle società non finanziarie evidenzia come, nel corso del 2020, al flusso dei prestiti (pari a 68 miliardi) corrisponda un aumento anche superiore dell’ammontare dei depositi (83 miliardi), mentre nel 2019 il flusso dei prestiti era negativo per 10,3 miliardi e i depositi assommavano a 32,5 miliardi”.

“In tempo di bilanci, abbiamo voluto fare un bilancio complessivo e realistico dell’incredibile anno che abbiamo vissuto – ha commentato Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – da questa valutazione escono confermati nelle giuste proporzioni molti degli aspetti di questa crisi”. “Dobbiamo però vedere il bicchiere mezzo pieno – ha aggiunto Lusetti – che non significa sperare nella fortuna, ma prendere atto del fatto che dopo un anno, e con un bilancio in mano, abbiamo dei punti di riferimento importanti, e la ‘grande incertezza’ che abbiamo più volte denunciato non deve più farci paura. Questa inedita crisi ha reso evidente l’obbligo di ridurre le diseguaglianze e modernizzare il paese”.

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