Coronavirus, i mercati temono pandemia globale

(Teleborsa) – I mercati temono una pandemia globale di Coronavirus e sembra alquanto paradossale che gli investitori finanziari si siano fatti prendere dal panico per il COVID-19, proprio nel momento in cui la percentuale di crescita giornaliera del numero di infettati scende al tasso più basso dall’inizio dell’epidemia.

Lo sostiene Paul O’Connor, responsabile del team Multi-Asset con sede nel Regno Unito di Janus Henderson Investors. In effetti, aggiunge, le guarigioni giornaliere dalla malattia hanno superato le nuove infezioni nel corso dell’ultima settimana, per cui il numero di casi attivi a livello globale è ora in realtà in diminuzione da otto giorni consecutivi.

Con un contesto globale così mutevole, spiega, è impossibile fare una stima dell’impatto potenziale del coronavirus sull’economia globale in questo momento. Quando il virus è stato in gran parte contenuto in Cina, le aspettative del consensus si sono incentrate su una ripresa a forma di ‘v’ nella crescita globale, basata sull’anticipazione di un contenimento relativamente rapido del virus e su una decisa risposta da parte della politica. L’allargamento della diffusione geografica del virus solleva molti interrogativi su questo scenario più blando, date le incertezze che circondano sia l’efficacia delle misure di contenimento che l’entità della risposta politica attesa nella maggior parte dei Paesi al di fuori della Cina.

La preoccupazione degli investitori per l’impatto economico di COVID-19 rimarrà probabilmente strettamente legata al suo avanzamento a livello geografico. Se il virus continuerà a diffondersi su scala internazionale, le aspettative del consensus passeranno da una ripresa a forma di “v” a una battuta d’arresto più profonda e prolungata per l’economia globale. Dato che molti indicatori del posizionamento e del sentiment del mercato mostravano segnali di diffusa soddisfazione da parte degli investitori proprio la scorsa settimana, è difficile concludere che i mercati finanziari siano ora preparati ai declassamenti della crescita e ai mancati profitti aziendali che potrebbero accompagnare un tale scenario. Considerate le recenti evoluzioni del virus e la generale imprevedibilità dei suoi progressi futuri, sembra giusto porre l’accento sulla conservazione del capitale e sulle strategie difensive fino a quando la nebbia dell’incertezza non inizierà ad alzarsi, o fino a quando i mercati non assisteranno ad una sufficiente revisione dei prezzi per offrire migliori opportunità di rischio/rendimento. Questo potrebbe richiedere ancora un po’ di tempo. Dobbiamo prepararci al peggio e sperare per il meglio.

Quindi, mentre l’ansia per i progressi del virus in Cina si è attenuata nelle ultime settimane, le preoccupazioni si sono ora spostate verso i recenti focolai in altri Paesi, in particolare in Italia, Iran e Corea del Sud. La preoccupazione qui è dovuta al fatto che il COVID-19 è scoppiato su una serie di nuovi fronti regionali e si sta diffondendo abbastanza velocemente da poter diventare una pandemia globale. Dato che il numero di casi al di fuori della Cina e delle navi da crociera è relativamente ridotto – poco più di 2.200 a livello globale – tali timori potrebbero sembrare eccessivi. Tuttavia, è comunque preoccupante che questi focolai più recenti si siano sviluppati molto rapidamente e, in alcuni casi, abbiano già seminato nuove infezioni in altri Paesi. Inoltre, dato che alcune delle tecniche aggressive utilizzate per contenere l’epidemia in Cina sono probabilmente considerate meno accettabili in altri Paesi, gli sforzi per contenere i nuovi focolai potrebbero non essere efficaci come l’esperienza cinese.

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