Coronavirus, Enea: gli insegnamenti del ‘winter-over’ durante le spedizioni in Antartide

(Teleborsa) – Vivere per nove mesi in isolamento totale, con temperature esterne fino a 80 gradi sotto zero, sapendo che nessun aereo o mezzo di terra può raggiungerti. È l’esperienza che ogni anno vive un gruppo di circa 13 tra ricercatori e personale logistico della stazione italo-francese Concordia in Antartide, nei cosiddetti “winter-over”, le spedizioni invernali del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), gestito da ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica e dal CNR per la programmazione e il coordinamento scientifico.

“Pur tenendo conto delle differenze, questa condizione di isolamento estremo può offrire spunti per affrontare al meglio le restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus – ha spiegato Denise Ferravante, psicologa e ricercatrice ENEA, responsabile del reclutamento, training e supporto psicologico al team winter over – Si tratta di una condizione molto simile a quella degli astronauti, tanto che l’Agenzia Spaziale Europea effettua ricerche a Concordia per prepararsi alle future missioni di lunga durata nello spazio”.

Nelle spedizioni invernali in Antartide si è visto che la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie per comunicare con l’esterno ha incrementato notevolmente il benessere psico-fisico. Anche in queste settimane di emergenza pc, tablet, telefoni e altri device sono di aiuto per mantenere i ‘contatti’. Non è raro che nei nove mesi di isolamento possa manifestarsi la Winter-Over Syndrome con nervosismo, apatia, alterazione della capacità di concentrazione e memoria, insonnia e incubi notturni, umore depresso e maggiore irritabilità. Cercare di celebrare ricorrenze e creare piccoli eventi può essere di aiuto anche per fronteggiare l’isolamento da COVID-19. “Il Coronavirus ci ha fatto scoprire di essere fragili e vulnerabili, non immuni come credevamo. Ma è proprio la nostra fragilità che ci rende più adattabili, perché come il concetto di resilienza bene ci spiega, i materiali resilienti sono in grado di tollerare gli urti e i colpi riprendendo successivamente la loro forma. Allora – ha concluso Ferravante – utilizziamo il trauma che stiamo vivendo come un’occasione di trasformazione, per liberare la nostra forza vitale e mobilitare l’energia creativa”.

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