Coronavirus, Conte: “Sanzioni più severe ma nessuna proroga delle misure”

(Teleborsa) – Sanzioni più severe per chi non rispetta i divieti e la possibilità per le Regioni di attuare misure “più restrittive” rispetto a quelle del Governo. Queste le principali novità contenute nel nuovo decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Dopo i rumor diffusi oggi, nel corso della video-conferenza stampa di presentazione, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha anche chiarito che il termine del 31 luglio 2020 non si riferisce al termine previsto per l’applicazione delle misure restrittive ma è la data di scadenza dello “stato di emergenza”. Rassicurazioni anche sul fronte degli scioperi. “Sarà garantito – ha assicurato Conte – l’approvvigionamento di tutti i servizi essenziali”.

IL NUOVO DECRETO – “Si è da poco concluso un Consiglio dei ministri nel corso del quale abbiamo deliberato l’adozione di un decreto legge. Si tratta – ha spiegato il presidente del Consiglio – di un decreto legge che riordina quella che è la disciplina dei provvedimenti che stiamo adottando in questa fase emergenziale. Il nostro assetto ordinamentale non prevedeva un’emergenza di questo tipo per cui noi, sin dall’inizio, abbiamo adottato un decreto legge che poi ha dato la possibilità, con successivi Dpcm, di poter adottare specifiche misure tenendo conto, ovviamente, dell’andamento epidemiologico del coronavirus. Con lo strumento del Dpcm abbiamo uno strumento flessibile che ci consente di dosare le misure di contenimento e mitigazione del rischio e di prevenzione in funzione della diffusione del contagio. Con questo decreto legge abbiamo anche regolamentato più puntualmente e in modo più trasparente i rapporti tra questa attività del Governo e il Parlamento. Prevediamo, ad esempio, che ogni decreto adottato e ogni iniziativa governativa venga poi trasmessa ai presidenti delle Camere e che il presidente del Consiglio o un ministro delegato vada a riferire periodicamente, ogni 15 giorni, al Parlamento sulle misure adottate, in modo da consentire che il Parlamento possa essere edotto sulle misure adottate e gli strumenti di reazione posti in essere dal Governo per contenere la diffusione del virus. Abbiamo, inoltre, regolamentato in modo lineare i rapporti tra gli interventi del Governo e le Regioni lasciando che i presidenti delle Regioni o delle Province autonome possano adottare, nell’ambito esclusivo delle proprie competenze, anche provvedimenti e misure anche più restrittive e severe. L’azione di coordinamento e omogeneità su tutto il territorio nazionale continua, comunque, a essere assicurata dagli interventi del Governo”.

INASPRIMENTO DELLE SANZIONI “A livello sanzionatorio – ha annunciato Conte – abbiamo introdotto una multa che va da 400 euro a 3mila euro che, da ora in poi, si sostituisce alla contravvenzione prevista dal Codice della Strada. Nel caso in cui la violazione sia compiuta dal trasgressore attraverso l’utilizzo di un’autovettura o di un altro veicolo allora la sanzione è aumentato sino a un terzo. Non vi è, tuttavia, il fermo amministrativo del mezzo”.

TERMINE DEL 31 LUGLIO 2020 – In merito al dibattito scaturito, oggi, in seguito all’indebita diffusione di una bozza del decreto, Conte ha chiarito che non c’è “nulla di vero” in quanto “la data del 31 luglio 2020 non è il termine delle attuale misure restrittive” ma la data astratta che segna la fine del periodo di emergenza. “Quando, a fine gennaio, abbiamo adottato il primo significativo provvedimento riguardante l’emergenza coronavirus – ha spiegato il presidente del Consiglio – abbiamo deliberato in Consiglio dei ministri lo stato di emergenza nazionale per uno spazio di sei mesi, fino al 31 luglio 2020. Questo non significa che le misure restrittive che in questo momento sono in vigore saranno prorogate fino a quella data. Quello è lo spazio dell’emergenza ma noi siamo pronti in qualsiasi momento, e ci auguriamo prestissimo, a rallentare la morsa di queste misure restrittive. Siamo confidenti e fiduciosi che ben prima di quella scadenza che avevamo, ipoteticamente, fissato all’inizio, si possa tornare alle nostre abitudini di vita”.

RAPPORTI STATO-REGIONI – “Abbiamo un’ordinamento su base regionale e in particolare la Sanità è di competenza regionale”. Per questo – ha affermato Conte – il Governo sta facendo “uno sforzo incredibile per supplire alle carenze che si stanno rivelando nelle varie strutture ospedaliere. Stiamo facendo di tutto per rinforzare tali strutture ma, dal momento che la competenza è regionale, non possiamo che procedere in pieno accordo e coordinamento con le Regioni. È chiaro, però, che la competenza sulle misure restrittive deve essere dello Stato. In questo scenario viene lasciata alle Regioni, solo difronte a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento di rischio sanitario, la possibilità di adottare ulteriori misure restrittive”.

IL CONFRONTO CON I SINDACATI – “I sindacati sanno che le porte di Palazzo Chigi e dei ministeri interessati sono sempre aperte – ha detto Conte –. L’Italia non ha mai affrontato problematiche di questo tipo dunque è difficile trovare una soluzione che possa mettere tutti d’accordo. Per questo stiamo facendo degli aggiustamenti insieme ai sindacati che, in alcuni casi, non sono rimasti soddisfatti del decreto che ha individuato le attività produttive essenziali. È complicato perché le filiere produttive sono molto integrate. Detto questo mi auguro che non ci siano scioperi perché il Paese, in questa fase, non se lo può permettere e questo vale anche per i rifornitori di carburanti”. Su quest’ultimo punto è intervenuta l’ordinanza del Mit adottata dal ministro De Micheli. “Un’ordinanza – ha spiegato Conte – che consentirà di regolamentare l’orario di apertura dei distributori in modo da assicurare i rifornimenti in tutta la Penisola” e che “sarà sicuramente una modalità per venire incontro ad alcune istanze. Per quanto riguarda la possibilità di precettare i lavoratori in caso di scioperi in settori considerati essenziali il presidente del Consiglio ha lasciato intendere la possibilità che il Governo usi le maniere forti. “Se proprio devo dirlo non ritengo che sarà necessario – ha affermato Conte – ma è chiaro che in questo momento dobbiamo presidiare in tutti i modi le attività assolutamente essenziali ai fini del funzionamento di una macchina statale che già sta marciando con i motori rallentati. Confido che gli annunci degli scioperi possano rientrare perché dobbiamo garantire a tutta la comunità nazionale l’approvvigionamento di tutti i servizi essenziali. Dunque la filiera alimentare sarà garantita e assicurato il rifornimento carburante. Ho visto nel mondo sindacale un grande senso di responsabilità”.

POLITICA DEI TAMPONI
Riguardo alle modalità di gestione dei tamponi – che in questo momento in Italia vengono effettuati solo alle persone che necessitano un ricovero per sintomatologia grave mentre a chi ha sintomi lievi compatibili con quelli del Covid-19 viene detto di restare i casa – il presidente del Consiglio ha affermato che si continuerà a utilizzare questa procedura. “È difficile pensare di avere il numero esatto dei contagiati ma il dibattito all’interno della comunità scientifica è aperto. Fin qui abbiamo sempre seguito indicazioni del comitato tecnico-scientifico e continueremo a farlo. Al momento, dunque, – ha concluso Conte – non c’è ragione di cambiare la modalità di conteggio dei contagiati e la procedura con cui vengono effettuati i test”.

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