Coronavirus, compagnie aeree in crisi: per molte rischio bancarotta

(Teleborsa) – Come per altri settori, effetto coronavirus “devastante” per l’intero comparto aereo. Un primo effetto si è visto, ad esempio, con il caso Alitalia per la quale, nel pieno dell’emergenza, si sono di fatto azzerate le possibilità di trovare un compratore, aprendo la strada a una newco a controllo statale.

Come ha spiegato la Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo, il settore potrebbe registrare nel 2020 un calo del fatturato compreso tra 63 e 113 miliardi di dollari. In pratica, un quinto dell’intero giro d’affari mondiale. Sempre Iata afferma che il salvataggio dell’industria aerea costerà fino a 200 miliardi di dollari. Dato che potrebbe ancora peggiorare visto che molte compagnie, ovunque, si sono viste costrette a tagliare fino al 90% del voli mentre avanza a grandi passi il fantasma della bancarotta.

Entro la fine di maggio molte compagnie aeree finiranno in bancarotta a causa delle ricadute della pandemia: questa la drammatica previsione del Center for Aviation (Capa), specializzato nella consulenza sul settore aereo, nel sottolineare che “un’azione coordinata tra Governi e Zziende del settore è necessaria immediatamente se si vuole evitare una catastrofe”. Secondo il Capa, “a causa dell’impatto del coronavirus e delle limitazioni ai viaggi varate a livello globale, molte compagnie aeree sono già probabilmente in bancarotta tecnica o in violazione sostanziale dei covenant sul debito”.

Preoccupazione espressa anche da Willie Walsh, Amministratore delegato di Iag (International Airlines Group), il raggruppamento che controlla, tra gli altri, British Airways, Aer Lingus e Iberia: “La situazione sarà dinamica nelle prossime settimane. Molte compagnie sono sotto forte pressione con poca o nessuna liquidità” e non c’è garanzia che molte di queste sopravvivano”, ha detto al Financial Times.

Norvegian ha da parte sua deciso di lasciare a casa 7.300 dipendenti, vale a dire il 90% dell’organico. Duemila i tagli prospettati da KLM (brand di Air France), mentre sull’altra sponda dell’Atlantico la Virgin Atlantic ha ridotto la sua operatività al 20% e offre una indennità di 12 mesi per lasciare la compagnia aerea.

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