Coronavirus, CNA Veneto: “Persi 6.5 miliardi in un mese. Fermo il 64% delle imprese”

(Teleborsa) – “In un mese, dallo scorso 12 marzo al 13 aprile, in Regione si è perso il 4,4% del Pil annuale pari a oltre 6,5 miliardi di euro”. Lo rileva la Cna del Veneto. A tale risultato – sottolinea la Confederazione – si arriva sommando le perdite derivanti dalla chiusura obbligatoria della gran parte delle attività commerciali al dettaglio e servizi alla persona (1,3 miliardi persi) con l’entrata in vigore del DCPM del 22 marzo che ha chiuso, dal 26 dello stesso mese, molte attività produttive e interrotto i cantieri delle costruzioni (4 miliardi). Vanno poi aggiunte le chiusure volontarie di almeno 38mila aziende alle prese con carenza di ordini e forniture, ma anche per senso di responsabilità verso i propri dipendenti (1,2 miliardi sfumati).

Si tratta – scrive la Cna in una nota – di stime prudenziali, poiché la grande maggioranza delle imprese che ancora lavora segnala perdite importanti di fatturato che si aggirano mediamente intorno al -30% – 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, solo di poco mitigate dal 15% delle imprese che si è attrezzato per le consegne a domicilio. In Veneto lo stop dell’ultimo mese ha interessato circa 276mila aziende (quasi due terzi del totale delle attività imprenditoriali regionali) il 64% e coinvolto 1 milione e 200mila addetti (6 su 10). Si stima che da oggi a riaprire i battenti saranno circa 3mila e 500 attività. La percentuale (64%) delle chiusure cala dunque, ma di poco.

“Per l’artigianato in questo momento – spiega il presidente della Cna del Veneto Alessandro Conte – il lockdown è tutt’altro che soft. Basti pensare che la maggior parte delle imprese dell’edilizia, della meccanica sono praticamente ferme fatte salve quelle che operano nelle filiere essenziali. Per non parlare dei comparti della moda, del benessere (parrucchieri, estetiste) e dell’artistico tradizionale (orafi, restauratori), dove il fermo è totale. Ma non siamo qui solo ad elencare le difficoltà, chiediamo piuttosto alle istituzioni di interloquire sulle istanze dell’artigianato che non sono quelle dell’industria in generale”.

Un allarme che, nelle ultime ore, arriva anche dall’Abruzzo dove la filiera produttiva della moda rivolge al Governo una richiesta pressante cui ha dato voce una dura presa di posizione nazionale di Cna Federmoda. Per il presidente di Federmoda Marco Landi il Governo ha “colpevolmente dimenticato, nell’ampliamento delle attività che possono riaprire dal 14 aprile una delle punte di diamante del made in Italy'”. Perché, questo l’atto di accusa, “le aziende che operano nella manifattura della moda italiana e che riempiono le passerelle e i negozi del mondo non sono comprese tra le filiere considerate strategiche per la ripresa, anche se contribuiscono a fare grande il sistema economico fatto di artigianato e pmi che crea ricchezza, occupazione, valore, esportazioni e partecipa in maniera sostanziale alla coesione sociale grazie al profondo radicamento territoriale”. In Abruzzo questo comparto, oltre all’eccellenza mondiale rappresentata dal marchio Brioni di Penne, a Pescara vanta un importante strumento di formazione con un Istituto Tecnico Superiore dedicato. Ma la storica roccaforte, rappresentata da decine e decine di piccole e vivacissime imprese ha il suo fulcro nell’area teramana, territorio leader in cui arruola ben 1.840 imprese registrate, 1.535 delle quali attive, per 8.400 addetti.

“In termini di export, l’ufficio studi del nostro ente camerale – afferma il direttore della Cna provinciale e presidente della Camera di commercio , Gloriano Lanciotti – ci dice nel 2018 il comparto muoveva qualcosa come circa 53 milioni di euro per il tessile, oltre 77 per l’abbigliamento, quasi 103 per la pelletteria. Numeri importanti, che testimoniano la vitalità del comparto, ma anche il rischio connesso per tutta la nostra economia ad una sua rapida ripartenza. Una filiera che da sempre rappresenta una punta d’eccellenza per tutto l’Abruzzo del settore, visto che ne rappresenta oltre la metà: ma che ora deve essere sostenuta con decisioni che ne riavvino l’attività”.

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