Coronavirus, Banca d’Italia: bene misure emergenziali per il lavoro

(Teleborsa) – È un giudizio positivo quello che arriva al Governo dalla Banca d’Italia sulle misure messe in campo durante la pandemia per preservare i livelli occupazionali e garantire sostegno ai settori più colpiti dalle misure restrittive ma ne ha sottolineato la naturale emergenziale e la necessità di evitare proroghe una volta che la pandemia da Covid-91 sarà superata.

Come si legge in una memoria inviate alle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato, infatti, se i provvedimenti finora adottati “hanno contribuito a contenere le perdite occupazionali durante la fase emergenziale”, allo stesso tempo “hanno accentuano la frammentazione dell’attuale sistema, anche considerando l’assenza di analoghe proroghe dei sussidi di disoccupazione in scadenza (NASpI e DIS-Coll – l’indennità di disoccupazione in favore di co.co.co. e altri lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’INPS)”.

L’Istituto di via Nazionale ha espresso la sua posizione anche in merito allo stop dei licenziamenti: “Nel medio periodo va considerato che le restrizioni alla riorganizzazione aziendale, giustificate finché perdura un contesto macroeconomico di elevata incertezza, possono contribuire ad accrescere le disuguaglianze sul mercato del lavoro, inducendo ad aggiustare il numero di occupati attraverso la limitazione del numero di assunzioni o il mancato rinnovo di contratti temporanei, spesso limitando le possibilità occupazionali dei più giovani”.

Per quel che riguarda il decreto Ristori, la Banca d’Italia ha rilevato che nel 2020 tale provvedimento “destina poco più di 4 miliardi alle imprese interessate dal Dpcm del 24 ottobre (di cui oltre 3 miliardi attraverso maggiori spese e poco meno di un miliardo attraverso riduzioni di entrate)” e “definisce maggiori spese per circa 0,8 miliardi nel 2020 a favore delle categorie di lavoratori” colpiti dalle restrizioni, in particolare del turismo, dello spettacolo e dello sport.

Le coperture, sottolinea l’Istituto centrale, derivano per 2 miliardi da “spese inferiori alle attese per le indennità a favore di lavoratori autonomi e di settori specifici, per il reddito di ultima istanza e per le indennità a favore dei lavoratori domestici (un miliardo), nonché dalla rimodulazione del credito d’imposta sui servizi offerti dalle imprese turistiche e ricettive (0,9 miliardi)”., mentre altri 3,3 miliardi, sono invece già inclusi nel quadro tendenziale e “riguardano diversi crediti d’imposta”.

Ma la Banca d’Italia avverte che tali agevolazioni, “giustificate dalla necessità di contrastare gli effetti sui bilanci delle imprese e sull’economia dell’aggravarsi della crisi pandemica e dei provvedimenti indispensabili a contrastarla”, hanno “natura emergenziale” e “in prospettiva, andrà evitato che un loro prolungamento oltre quanto richiesto dalla durata della crisi, possa ostacolare la riallocazione dei fattori produttivi tra settori e imprese”.

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