Coronavirus, Bain & Company: “Pianificare, ottimizzare e accelerare digital transformation”

(Teleborsa) – In un contesto di emergenza sanitaria globale in cui, dato il livello di incertezza, i normali scenari economici sono insufficienti e la situazione richiede un nuovo approccio alla pianificazione specifico per ogni business, gli esperti di Bain & Company hanno strutturato alcune raccomandazioni pratiche che i Ceo dovrebbero seguire. L’atteggiamento “wait & see” – si legge nel rapporto – “non solo non paga, ma può rilevarsi estremamente dannoso”. Secondo Bain & Company, dal momento che questa è una crisi diversa da qualsiasi altra vissuta in passato, non esistono approcci di crisis management da possano essere usati come benchmark. “Oltre alla protezione delle persone, che è in assoluto e per tutte le aziende l’obiettivo prioritario – afferma Roberto Prioreschi, managing director di Bain & Company per Italia, Grecia e Turchia – la nostra raccomandazione si può sintetizzare in tre concetti: adottare un approccio da war room, analizzare e ottimizzare production & supply chain e intraprendere o accelerare la digital transformation, nella forma più consona al proprio business”.

LE SEI PRIORITÀ PER I CEO – Queste le sei priorità sulle quali – secondo Bain & Company – si dovrebbero concentrare i Ceo: proteggere gli stakeholder, dipendenti e clienti, con guidelines e procedure chiare ed efficienti e indirizzarli con controllo e un’altrettanto chiara e diretta comunicazione; lavorare sulla propria esposizione e fare stress test su P&L e liquidità; attuare azioni difensive sul fronte del calo dei ricavi, concentrandosi su loyalty e retention dei clienti e preparandosi a compensare le mancate entrate dei segmenti di business più esposti; stabilizzare la supply chain, per rispondere ad eventuali interruzioni legate ad aspetti geografici o alla forza lavoro; pianificare azioni di riduzione di costi per salvaguardare la liquidità; giocare d’attacco per battere la concorrenza, essendo pronti alla ripresa e al mutato comportamento d’acquisto dei consumatori. Nello specifico, per gli esperti, è necessario intraprendere nell’immediato tre azioni in parallelo: lanciare una Wake up call, affinché il management sia allineato e al corrente dello scenario che si prospetta; individuazione del senior team da war room per gestire da subito gli effetti della crisi; tradurre i macro-scenari in piani operativi che siano attuabili in breve tempo.

L’IMPATTO ECONOMICO DELLA PANDEMIA – Anche se è chiaro che l’effetto recessione globale sarà strettamente legato alla sua evoluzione in termini sia temporali che geografici – per Bain & Company –, ad oggi, è difficile definire quale e di che portata sarà l’impatto economico della pandemia. I primi effetti – rileva l’analisi – si sono visti sui listini azionari, che complessivamente hanno perso più del 30% nelle ultime settimane. Al clima di estrema incertezza – continua il Rapporto – “contribuiscono anche le reazioni non sempre coordinate delle Banche Centrali (ad esempio approccio della FED vs. BCE) per fronteggiare le implicazioni economiche. Quello che è certo, ad oggi, è un calo nel grado di fiducia dei consumatori, già in flessione del 3-4% in Paesi quali USA, Francia e UK, e dell’11% in Giappone”. Dunque per gli esperti è ormai chiaro che il coronavirus avrà un impatto significativo – seppur differenziato per settori – anche sull’economia italiana.

Il settore dei beni di consumo. Per il settore dei beni di consumo – evidenzia il Rapporto – la priorità delle ultime settimane è stata quella di mettere in sicurezza le strutture produttive e logistiche per garantire la disponibilità dei prodotti. Da un punto di vista delle vendite, l’impatto è molto positivo solo per la GDO alimentare e per il commercio di generi di prima necessità (nella prima settimana di marzo il consumo domestico è infatti cresciuto dell’11% e questo trend sta proseguendo). Al contrario, i dati risultano critici per chi opera nel mercato dei consumi fuori casa/Horeca (Bar, ristoranti) e in generale in tutti i comparti del “Non food”, che prima della “serrata” generale hanno sofferto di un calo tra il 40 e l’80% per poi chiudere tutti i punti vendita e operare, pochi e in via residuale, attraverso il delivery e l’e-commerce. L’e-commerce sta vivendo un boom (+82% nella prima settimana di marzo) in tutti i settori merceologici, compreso l’alimentare, e – per Duilio Matrullo, partner della practice Consumer Goods di Bain & Company – “questo fenomeno rimarrà nelle abitudini di acquisto dei consumatori italiani, dando così la possibilità al mercato italiano di recuperare il gap con gli altri Paesi europei. Inoltre, l’emergenza ha reso necessario un ripensamento dei modelli di lavoro: smart working, collaboration e virtual tools, e-learnings rappresentano oggi la nuova normalità”.

Il mondo del lusso. Nel mondo del lusso, l’impatto del rallentamento della Cina, prima, e di Europa e Usa, ora, è evidente. “I dati disponibili al 12 marzo – spiega Claudia D’Arpizio, partner della practice Moda&Lusso di Bain & Company – suggeriscono un declino del mercato a livello mondiale per il primo trimestre dell’anno nell’ordine del 20-25%. Oltre ad essere impattati il 70% dei mercati più importanti per il settore, sono totalmente inficiati i consumi turistici, che da sempre sono uno dei pilastri dell’industria”.

L’healthcare. Diverso per l’healthcare che sta vivendo situazioni molto differenziate. “Se è, infatti, evidente la forte crescita di domanda per tutto ciò che è strettamente collegato alla gestione della pandemia (dai macchinari e relativi materiali di consumo a farmaci specifici, ossigeno ma anche igienizzanti e altri prodotti da banco) – spiega Valerio Di Filippo, partner della practice Healthcare di Bain & Company – si osserva una sostanziale continuità per le componenti essenziali quali farmaci salva vita e terapie croniche e una correzione positiva del traffico in farmacia, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite, legato all’accaparramento di medicinali per automedicazione in vista dei provvedimenti. Aldilà degli impatti immediati, ci sono alcuni trend pre-esistenti alla pandemia che sono stati ora fortemente evidenziati e accelerati: la necessità di ripensare i modelli di presa in carico al di fuori degli ospedali, il ruolo crescente che dovrà assumere il TeleHealth (decisivo in Cina e Corea per la gestione dell’epidemia), la crescente attenzione alla sicurezza degli operatori sanitari, la necessità di maggior centralità e coordinamento a livello europeo (e globale) sui temi legati alla salute”.

Il settore energetico. Per il settore energetico, Alessandro Cadei, partner della practice Energy & Utilities di Bain & Company sottolinea “le ripercussioni dell’emergenza Covid19 nel settore Energy riguarderanno soprattutto il decremento della domanda e i ritardi sull’implementazione dei piani investimenti programmati. Oggi – spiega – tuttavia sono evidenti soprattutto le urgenze relative al settore, ovvero la necessità di garantire continuità ai servizi e la tempestiva messa in sicurezza della supply chain allargata. Nel medio termine, le priorità degli operatori evolveranno verso massimizzazione dei cashflow, rafforzamento della business resiliency e, in ultima istanza, una revisione delle scelte strategiche di asset allocation”.

Il settore bancario e assicurativo. “Per le banche – commenta Roberto Frazzitta, partner della practice Financial Services di Bain in Italia – nelle ultime 3 settimane la sfida è stata duplice. Da un lato, il totale ribaltamento del modello operativo delle strutture centrali che ha portato a livelli di work from home sostanzialmente del 90-100%, dall’altra il mantenimento dei servizi ai clienti sul territorio. Con farmacie, alimentari e poche altre fattispecie, infatti, le filiali sono state gli unici punti vendita autorizzati a rimanere aperti in risposta ai bisogni finanziari primari dei cittadini e delle aziende, per i quali sono state anche pensate importantissime soluzioni finanziarie. Anche le assicurazioni – continua il manager – si sono trovate da subito a dover dare una risposta veloce all’improvvisa nuova realtà: ci sono stati interventi quali estensione delle coperture, dilazione di pagamento, prodotti dedicati finalizzati a mostrare concreta vicinanza alla clientela e alle reti agenziali. Per tutte le istituzioni finanziarie, il ritorno al new normal implicherà modifiche di paradigma operativo e di vicinanza con i clienti”.

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