Coronavirus, Angelini e Gobbi: “Rischio forte aumento sofferenze banche”

(Teleborsa) – Lo shock macroeconomico “generato dalla pandemia da coronavirus, a parità di altre condizioni, potrebbe generare un forte aumento del tasso di deterioramento dei prestiti“. Se, nel breve termine, “i provvedimenti legislativi sulle moratorie e sulla sospensione delle rate dei mutui per l’acquisto di abitazioni e gli interventi a sostegno dei redditi delle famiglie e della continuità aziendale delle imprese avranno l’effetto di contenere, anche in misura significativa, il flusso di prestiti deteriorati”, nel medio termine “le ricadute dell’epidemia sulla qualità del credito dipenderanno dalla durata della recessione e dalla rapidità della ripresa”. È quanto hanno evidenziato il capo della Vigilanza della Banca d’Italia, Paolo Angelini, e il responsabile del servizio Stabilità finanziaria, Giorgio Gobbi nel corso dell’audizione nella commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario.

In questo scenario per le banche in forte difficoltà, legata anche alla pandemia di coronavirus, potrebbe essere necessario l’intervento pubblico per favorire le aggregazioni. Per gli istituti di credito “che già presentavano elementi di fragilità, – secondo Angelini e Gobbi – è possibile che le azioni poste in essere dal governo e dalle autorità di vigilanza non siano sufficienti a permettere loro di sostenere le conseguenze economiche della pandemia”. In questi casi sarà, dunque, necessario, al pari di quanto fatto per le altre imprese, “valutare tempestivamente la possibilità di indirizzare il sostegno pubblico per favorire processi aggregativi anche degli intermediari di minore dimensione e maggiormente a rischio”. La crisi conseguente all’emergenza sanitaria potrebbe, infatti, accentuare le difficoltà che restavano in alcuni segmenti del sistema bancario, interrompendone il processo di rafforzamento. “Ciò – hanno sottolineato Gobbi e Angelini – varrà a maggior ragione per quegli intermediari di piccole dimensioni e caratterizzati da un modello di business tradizionale che già prima dello scoppio dell’epidemia incontravano difficoltà a mantenere livelli di redditività soddisfacenti”.

I primi dati raccolti dalle banche mostrano che al 3 aprile sono state già presentate domande di moratoria su circa 660mila prestiti e linee di credito, per un totale di 75 miliardi di debito residuo. Di queste domande legate all’emergenza coronavirus – hanno affermato Angelini e Gobbi – “circa 440mila posizioni (per 58 miliardi) fanno capo a imprese, mentre la parte restante è relativa alle famiglie”. Il brusco calo delle vendite, “al quale non corrisponde un’analoga riduzione dei costi a causa della inelasticità di alcune voci di spesa”, sta, infatti, causando un “rapido deterioramento delle condizioni di liquidità delle imprese”. Per questo motivo le stime di Bakitalia indicano che – anche considerando l’effetto positivo di alcune delle misure contenute nel decreto Cura Italia (ampliamento della Cig e moratoria per le Pmi) e supponendo un completo utilizzo delle linee di credito disponibili – tra marzo e luglio il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese possa raggiungere i 50 miliardi di euro. Oltre alla imprese, a essere colpite dal calo improvviso del reddito derivante dalla paralisi economica legata al coronavirus, sono anche le famiglie. “L’improvvisa riduzione del reddito, o per alcune categorie di lavoratori il completo venire meno, – hanno avvertito Angelini e Gobbi – può tradursi in difficoltà di rimborso dei debiti“. Pertanto – hanno aggiunto – “l’impatto delle misure di contenimento della pandemia sul reddito disponibile delle famiglie e sulla disoccupazione dovrebbe essere mitigato dall’ampio ricorso alla cassa integrazione guadagni (Cig). L’aumento dell’incertezza e i vincoli alla mobilità graveranno comunque fortemente sui consumi privati”.

Fatte queste premesse risulta, dunque, “indispensabile”, per il capo della Vigilanza della Banca d’Italia il responsabile del servizio Stabilità finanziaria, un “rapido dispiegamento degli strumenti di contrasto dell’emergenza approvati dal Governo”. Per i finanziamenti alle imprese garantiti dallo Stato, “le banche dovranno valutare che i fondi siano effettivamente destinati a fornire le imprese della provvista necessaria a far fronte ai costi di funzionamento o a realizzare verificabili piani di ristrutturazione industriale e produttiva”. Bankitalia “verificherà che le banche valutino con la dovuta cautela le richieste provenienti da soggetti caratterizzati da profili di rischio elevato”. A questo fine – hanno sottolineato Angelini e Gobbi – “potrebbero essere considerate modalità di tracciamento dei finanziamenti erogati, quali l’obbligo di convogliare i finanziamenti con garanzia pubblica su conti dedicati. Queste misure agevolerebbero i controlli a posteriori sul rispetto dell’obbligo di destinazione dei flussi finanziari previsto dalla legge e permetterebbero azioni di rivalsa in caso di falsa dichiarazione”.

Dal canto loro “le banche – hanno spiegato Angelini e Gobbi – hanno ora più capitale disponibile e devono usarlo per sostenere l’economia nell’emergenza coronavirus”. Per il sistema bancario italiano “i chiarimenti in materia di capitale consentono alle banche di tirare su risorse patrimoniali per un ammontare pari a quasi quattro punti percentuali di Cet1 ratio. Il capitale così liberato dovrà essere utilizzato per sostenere l’economia mantenendo intatta la robustezza del sistema, non per accrescere in questo momento i pagamenti ad azionisti e manager“. “Un ulteriore fronte d’intervento – hanno concluso il capo della Vigilanza della Banca d’Italia il responsabile del servizio Stabilità finanziaria – ha riguardato le politiche dei dividendi. La richiesta di posporre i dividendi ha fatto sì che i profitti del 2019 che le banche avevano programmato di distribuire agli azionisti (circa 5,5 miliardi, pari a un ulteriore mezzo punto percentuale di Cet1 ratio) rimangano per il momento all’interno del sistema bancario”.

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