Coronavirus, a rischio 200mila occupati nel sociale

(Teleborsa) – Sono a rischio 200 mila occupati che erogano servizi di welfare a 6 milioni di famiglie. Lo scrivono Confcooperative – Federsolidarietà, LegacoopSociali, Agci Solidarietà, Fp Cgil, Cisl Fp, Cisl Fisascat, Uil Fpl e UilTucs in una lettera al Presidente del Consiglio, ai Ministri del Lavoro e dell’Economia, ai presidenti della Conferenza Stato Regioni, dell’Anci e dell’Upi per lanciare l’allarme sui presidi sociosanitari, sociali ed educativi che il mondo della cooperazione sociale sta garantendo.

“A seguito dei decreti emanati per fronteggiare il fenomeno del coronavirus – si legge nella lettera – le Parti firmatarie del CCNL Cooperazione sociale segnalano con forza che accanto alla necessità di sostenere tutti i presidi sanitari, tema che il Governo sta affrontando seriamente e con continuità, vi è anche l’esigenza parallela, non meno rilevante, dei presidi sociosanitari, sociali ed educativi che il mondo della cooperazione sociale ha garantito e che ora rischia il tracollo. Si tratta di servizi che hanno una finalita’ di interesse generale che tutelano 6 milioni di famiglie. Il tracollo di tali servizi ha evidenti ricadute occupazionali, al momento stimate in 200mila lavoratori, certamente come in altri settori. Ma si tratta intanto di numeri rilevanti, centinaia di migliaia di persone, strettamente connessi ai divieti e alle restrizioni prodotti dai decreti e diffusi in tutta Italia”.

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