Convertire debiti in azioni: la proposta di Assonime al Governo

(Teleborsa) – Convertire i debiti in capitale di rischio attraverso la creazione di un fondo di investimento pubblico creato ad hoc. E’ questa la proposta lanciata al Governo da Assonime, associazione che rappresenta le SpA italiane ed una larga fetta della capitalizzazione di Borsa. La proposta è quella di creare un nuovo soggetto nella forma di un fondo di investimento, temporaneo ed a capitale prevalentemente pubblico, che aiuti il sistema ad assorbire l’eccesso di indebitamento favorendone la ricapitalizzazione.

“La crisi Covid-19 sta colpendo e colpirà la redditività di molte imprese industriali italiane – si sottolinea – creando tensioni sulla loro economicità e sostenibilità finanziaria“, spiega Assonime, sottolineando che il Dl Liquidità consentirà nell’immediato di soddisfare il fabbisogno di liquidità delle imprese, ma “determinerà un incremento della leva finanziaria”, già piuttosto elevata sulla base degli standard europei (patrimonializzazione pari a circa il 15-20% in media).

“Il peso di questo debito può diventare un macigno sul passo della ripersa dopo la crisi”, afferma Assonime, che lancia la proposta di uno strumento alternativo che offra alle imprese non finanziarie un’opportunità di ricapitalizzare senza accrescere l’esposizione debitoria.

Il Fondo di investimento – Il fondo, a capitale pubblico, potrebbe avere una dotazione di 20-25 miliardi ed essere sottoscritto primariamente da un’istituzione pubblica, ad esempio Cassa Depositi e Prestiti, con possibilità di co-investimento da parte di istituzioni finanziarie e altri soggetti istituzionali italiani (Fondazioni bancarie, Fondi pensione, società di assicurazione) e da parte delle banche nel momento della conversione di prestiti convertibili. La sua durata dovrebbe coprire almeno 20 anni.

Ecco come agirà il Fondo di investimento – Il fondo supporterà le imprese italiane nella difficile fase di ripresa attraverso nuove iniezioni di capitale o di liquidità trasformabile in capitale, oppure attraverso operazioni di debt-to-equity swap. Le società target sarebbero identificate tra le società non finanziarie con fatturato compreso fra 25 milioni e 5 miliardi e con più di 50 dipendenti.

(Foto: © kenishirotie / 123RF)

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