Contraffazione alimentare: la bufala del concentrato di pomodoro cinese

Una bufala lunga alcuni anni: ecco la verità sulla provenienza del pomodoro alla base di salse e passate italiane

Correva l’anno 2015 quando un servizio girato dalle Iene, denunciava una truffa alimentare ai danni di uno dei prodotti per eccellenza dell’industria italiana, ovvero il pomodoro.

Una contraffazione bella e buona ai danni del marchio made in Italy e che destò non poco scalpore. Stando al servizio, la maggior parte della materia prima – appunto il pomodoro – utilizzata per la realizzazione delle passate e delle conserve, non viene prodotta nel Bel Paese, ma arriva dalla Cina. Il motivo per cui, secondo il servizio, le imprese italiane andrebbero ad acquistare pomodoro dalla Cina è legato al prezzo: qui si potrebbe comprare concentrato di pomodoro – a bassa qualità – a 500 dollari a tonnellata, a dispetto dei 750 dollari del prezzo di mercato. Un costo davvero molto basso, ma che trova ben presto una spiegazione: ovvero, secondo il venditore cinese intervistato nel servizio, le imprese italiane acquistavano pomodoro scaduto che doveva essere trattato con pesticidi.

Ma quanto c’è di vero in tutto questo? In realtà, in seguito a indagini condotte sull’argomento, ci si è resi conto che si tratta di una bufala. Stando a quanto definito dalla legge italiana con il D.M. 23 settembre 2005, viene definita come passato di pomodoro, “Il prodotto ottenuto direttamente da pomodoro fresco, sano e maturo, avente il colore, l’aroma ed il gusto caratteristici del frutto da cui proviene, per spremitura, eventuale separazione di bucce e semi e parziale eliminazione dell’acqua di costituzione in modo che il residuo ottico rifrattometrico risulti compreso tra 5 e 12 gradi Brix, con una tolleranza di 3%, al netto del sale aggiunto”.

Mentre con il D.M. del 17 febbraio 2006, la legge regola la provenienza del prodotto: “1.Nell’etichettatura della passata di pomodoro, quale definita dal decreto ministeriale, deve essere indicata la zona di coltivazione del pomodoro fresco utilizzato. 2. Il riferimento di cui al comma 1 può essere realizzato indicando: a) la zona effettiva di coltivazione del pomodoro fresco coincidente con la Regione oppure; b) lo Stato ove il pomodoro fresco è stato coltivato”.

Fatte queste premesse e dopo aver analizzato diversi marchi di passate di pomodoro o pelati, si è giunti alla conclusione che la maggior parte delle conserve vendute nei supermercati, sono ottenute da pomodori italiani, come indicato sulle apposite etichette. La nostra produzione di pomodoro risulta tra l’altro sufficiente, per soddisfare la domanda da parte delle imprese che si occupano della lavorazione di questa materia prima. Secondo le stime, si trasformano ogni anno, circa 5 milioni di tonnellate di pomodoro e di questo quantitativo, il 60% viene esportato.

Il Bel Paese importa un quantitativo basso di concentrato di pomodoro, ovvero bidoni che contengono 100/200 kg di triplo concentrato, che a livello di qualità è molto vicino a quello italiano e che proviene da California, Grecia e altri Paesi.

A cosa serve il concentrato di pomodoro importato? Viene lavorato nuovamente da alcune aziende conserviere per la produzione di tubetti per sughi pronti, ketchup e altri prodotti dove il pomodoro non costituisce l’ingrediente principale. Dopo essere stati confezionati, i prodotti finali vengono esportati agli altri paesi europei ed extraeuropei.

Contraffazione alimentare: la bufala del concentrato di pomodoro ...