Conte al Senato: “Nel prossimo Dl non meno di 50 miliardi”

(Teleborsa) – Non meno di 50 miliardi di euro nel prossimo Dl per far fronte all’emergenza economica dovuta alla pandemia Covid-19 e un piano per una progressiva ma ordinata riapertura del motore del Paese, “omogeneo su base nazionale” e comunque tenendo sempre “sotto controllo la curva del contagio in modo da intervenire laddove si innalzi sopra una certa soglia” che sia “reale, commisurata alla recettività delle strutture ospedaliere”.

Sono alcuni dei passaggi chiave dell’intervento del premier Giuseppe Conte che ha riferito in Senato in vista del prossimo Consiglio Europeo del 23 aprile.

Conte ha riferito in particolare sul passaggio “cruciale” alla Fase 2 che sarà avviata con un “programma di progressive riaperture che sia omogeneo su base nazionale e che ci consenta di riaprire buona parte delle attività produttive e anche commerciali tenendo sotto controllo la curva del contagio”.

Riaperture dunque a livello nazionale, con una “strategia in cinque punti”, ha chiarito il premier, elencando come primo la necessità di “mantenere e far rispettare distanziamento sociale, promuovere utilizzo diffuso di dispositivi di protezione individuale fino a quando non disponibili terapia e vaccino”.

Quella che si prospetta è “una fase molto complessa: dobbiamo procedere a un allentamento del regime attuale delle restrizioni e fare il possibile per preservare l’integrità del nostro tessuto produttivo. Il motore del Paese deve avviarsi ma sulla base di un programma ben strutturato”.

Conte conferma la necessità di ripartire anche grazie all’uso delle tecnologie che possano aiutare a controllare l’eventuale risalita della curva del contagio, a partire dall’app Immuni che, ribadisce, “sarà offerta su base volontaria e non obbligatoria. Faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazioni o pregiudizi”, ha aggiunto.

Quell della fase 2 è “uno dei passaggi più sensibili e complessi. Lo ripeto, un’avventatezza in questa fase può compromettere tutti i sacrifici che i cittadini con responsabilità e disciplina hanno affrontato fin qui”, ha insistito Conte che ha illustrato anche la parte economica dell’azione di governo.

Il prossimo Dl metterebbe in campo altri 50 miliardi che, sommati ai precedenti 25 miliardi, porta a 75 miliardi il totale e che verranno usati per le diverse misure che si articoleranno su tre direzioni: “misure di sostegno per la liquidità imprese, la tutela degli asset strategici e misure per il rinvio delle scadenze fiscali”.

Non solo. Il governo sta lavorando a un “sostegno alle famiglie e alle imprese prolungato nel tempo ancora più incisivo”, anche per far fronte al rischio di avere “nuove povertà”, con possibili lacerazioni del tessuto sociale. In

Infine, si è soffermato sulle misure che l’UE è chiamata a varare, a partire dal Mes che, per Conte, continua a non essere lo strumento ideale, per via della sua natura legata a “forti condizionalità macroeconomiche” che oggi sono “inaccettabili data la natura della crisi”.

Pur confermando la sua contrarietà, Conte ha chiarito che spetterà al Parlamento “l’ultima parola”, ma che occorre soprattutto evitare che il dibattito divida “l’Italia in opposte tifoserie”. L’intento è dunque procedere con la “massima cautela”, anche perché “ci sono Paesi in Ue che hanno dimostrato interesse” al Mes senza condizioni, come “la Spagna”.

“Rifiutare questa nuova linea di credito significherebbe fare un torto a questi Paesi che ci affiancano nella battaglia”, avvisa Conte che ribadisce la linea italiana a sostegno di strumenti diversi, a partire dal recovery Fund.

Appoggiamo la proposta francese avendo chiesto di integrarla in modo da rispondere più puntualmente ai requisiti che riteniamo imprescindibili. Da ultimo è stata presentata una proposta spagnola che pure, ma con qualche suggerimento di variazione, potremmo appoggiare per la sua conformità alle nostre finalità”, ha aggiunto Conte.

L’Ue e l’Eurozona non possono permettersi di ripetere gli errori commessi nella crisi finanziaria del 2008, quando non si riuscì a dare una risposta comune. È un rischio che non ci possiamo permettere di correre”, avvisa il premier.

“Non accetterò un compromesso al ribasso” nella trattativa in UE, ha concluso Conte. “Non siamo di fronte a un negoziato a somma zero. Qui o vinceremo tutti o perderemo tutti”.

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