Consob, quotate con controllo concentrato e poco contendibili

(Teleborsa) – Sono l’alta concentrazione del controllo e la limitata contendibilità gli elementi che caratterizzano gli assetti proprietari delle società quotate italiane. Le società controllate (di diritto o con patti parasociali) sono 196 (203 nel 2018) e pesano sul listino e sulla capitalizzazione di mercato rispettivamente per l’86% e il 72%. Le public company sono 19 ma sono arrivate a rappresentare circa un quarto della capitalizzazione di mercato rispetto a poco più del 20% del valore del listino di dieci anni fa. Il modello di controllo prevalente continua ad essere quello familiare (145 società su 228, che pesano per il 25,6% della capitalizzazione di mercato; le imprese a controllo pubblico pesano per il 39,7%). Questo il quadro che emerge dal rapporto della Consob sulla governance delle società quotate in Borsa.

A fine 2019 il 15,8% delle società (35% della capitalizzazione di mercato) appartiene a strutture orizzontali, piramidali o miste (44% nel 1998). Per quanto riguarda la governance, il modello tradizionale torna ad essere utilizzato da quasi tutte le imprese quotate italiane (220 società su 224 a fine 2020; 92% della capitalizzazione di mercato). Solo 3 imprese preferiscono il monistico (8% del valore del listino) mentre il modello dualistico – si legge nel rapporto – “è stato gradualmente abbandonato: a fine anno è scelto da una sola società, che rappresenta meno dell’1% del mercato ” (erano sette nel 2009, pari al 12% della capitalizzazione totale).

I componenti degli organi di amministrazione delle quotate hanno un’età media di circa 57 anni, sono stranieri nel 6% dei casi e risultano collegati all’azionista di controllo da legami familiari in più del 16% dei casi. Il 90% dei consiglieri è laureato e ha in prevalenza un profilo manageriale (66% dei casi).

Sul fronte della Gender diversity si rileva un numero crescente di donne presenti nei consigli di amministrazione delle società quotate ma continua a rimanere “marginale” il loro numero nei ruoli che contano. Se da un lato continua a crescere la presenza femminile nei board, salita in 10 anni dal 7% al 39% del 2020, resta esiguo il numero di donne con incarico di amministratrici delegate di società quotate: solo 15 nel 2020, pari a meno del 2% delle donne presenti nei Cda (erano 14 nel 2013). Migliorata la situazione per quanto riguarda invece la carica di presidente o presidente onorario che nel 2020 viene ricoperta da 27 donne rispetto alle 12 del 2013. In tre casi su quattro le donne nei Cda sono amministratrici indipendenti (616 nel 2020 rispetto alle 252 del 2013) mentre soprattutto nelle società più grandi aumentano le donne nominate dagli azionisti di minoranza (84 nel 2020 rispetto alle 26 del 2013).

“La sostenibilità è sempre più al centro della programmazione del policy makers e anche della Consob. Quello della sostenibilità – ha affermato Paolo Ciocca, commissario dell’Autorità di controllo sulle società e sulla Borsa, aprendo la presentazione del rapporto Consob – è un tema sempre più intrecciato proprio a quello della corporate governance e questo rapporto è un punto di riferimento anche per l’attività di vigilanza. In ogni caso possiamo evidenziare board delle quotate con componenti sempre più giovani, con un maggior livello di istruzione e un forte background professionale”.

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