Consob, allo Stato un terzo del valore della Borsa

(Teleborsa) – Lo Stato controlla un terzo del valore della Borsa. È uno dei dati emersi dal rapporto annuale sulla corporate governance delle società quotate, presentato dalla Consob presso l’Auditorium di Roma.

Allo Stato il 34% della capitalizzazione

Secondo lo studio, a fine 2017 lo Stato è azionista di riferimento in 23 imprese che rappresentano il 34% della capitalizzazione di mercato, mentre il modello di controllo prevalente continua a essere quello familiare, presente in 145 società.

Più donne nei Board

Cresce la presenza femminile nei board. Secondo il rapporto, a giungo 2018 le donne raggiungono il 36% degli incarichi di amministrazione e il 38% come componenti degli organi di controllo. In entrambi i casi si tratta del massimo storico dovuta all’applicazione della legge Golfo-Mosca sulle “quote rosa” nei CdA.

Se aumenta la presenza di donne qualificate come indipendenti (72% a metà 2018 contro il 69% nel biennio precedente), cala quella come amministratore delegato (14 dai 17 di giugno 2017).

La maggior presenza femminile è legata all’evoluzione delle imprese azionarie composte sempre più da consiglieri giovani, laureati e con diversi profili professionali. Calano infatti le azioniste di controllo family (legate cioè a vincoli di parentela), scese all’11%: nelle società a controllo familiare le donne rappresentano il 27%, dato in calo rispetto agli anni precedenti.

Società più green

Le imprese devono diventare sempre più green per rispondere a questioni “ineludibili” sulla tutela ambientale. A dirlo è Anna Genovese, presidente vicario Consob nel suo intervento in apertura del convegno.

Come dimostrato dalle migliaia di giovani scesi in piazza lo scorso 15 marzo, oggi le imprese azionarie devono rispondere al “‘come, per chi e all’interno di quale modello di crescita economico/sociale creano valore”. Il riferimento è al recepimento della direttiva europea Shrd2 (Shareholder Rights Directive) su alcuni diritti degli azionisti che vengono invitati ad agire sul lungo termine.

Più società a singolo azionista

La maggior parte delle 231 società quotate è controllata da un singolo azionista (177) o da più azionisti aderenti a un patto parasociale (22 imprese), in calo rispetto al 2010 quando erano rispettivamente 181 e 51. Cresce però la quota media del principale azionista, pari al 47,7% contro il 46,2% del 2010.

Investitori istituzionali in calo

Il 26% delle società (60 emittenti) ha almeno un investitore istituzionale, soprattutto in imprese di piccole dimensioni nel settore industriale. Il dato conferma il trend registrato già nel 2016 con la riduzione della presenza degli investitori istituzionali italiani, compensata dagli stranieri, specie nelle società finanziarie e a elevata capitalizzazione.

Modello tradizionale

227 società su 231 adottano un modello tradizione, con consigli di amministrazione in media di circa 10 membri, di cui circa la metà indipendenti. I consiglieri di minoranza, presenti in 97 imprese, sono mediamente 2. Ancora poco usuali gli interlockers, coloro cioè che ricoprono più incarichi in aziende quotate: nel 2017 sono in media 2,4 consiglieri, per lo più in imprese a media e alta capitalizzazione e in rappresentanza di una minoranza del board (meno del 25% dei membri in 78 casi e tra il 25% e il 50% in 76 casi).

Comitati endo-consiliari in crescita

Crescono le società che istituiscono comitati endo-consiliari, in particolare per il comitato nomine, presente a fine 2017 nel 60% circa dei casi (20% circa nel 2011), mentre il comitato di remunerazione e quello di controllo interno sono presenti in oltre il 90% delle società.

Un quinto delle imprese quotate (pari al 61,3% della capitalizzazione di mercato) ha infine istituito il comitato di sostenibilità, censito per la prima volta a fine 2017.

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