Confindustria rivede al ribasso la stima sul PIL. Rischio nuovo credit crunch

(Teleborsa) – Nonostante il rafforzamento del quadro macroeconomico internazionale, in particolare Stati Uniti e Cina, vi sono una serie di fattori che pesano sulle prospettive economiche, ribassando le previsioni di crescita mondiali e su quelle italiane. Lo rivela l’ultimo rapporto Congiuntura flash del Centro Studi Confindustria (CSC).

“L’incertezza politica – si sottolinea – è il tratto distintivo e dominante dell’attuale scenario economico internazionale. Nuovi attacchi terroristici e cruciali appuntamenti elettorali dagli esiti in bilico e dalle conseguenze potenzialmente dirompenti rendono
ancora più fragile la crescita globale, che a metà del 2016 risulta essere la più debole degli ultimi tre anni e mezzo, nonostante si siano registrati progressi in USA e in alcuni dei principal emergenti”.

L’Eurozona – afferma il CSC – ha marciato a ritmo costantemente discreto nei passati sei mesi, ma  le forti ripercussioni della Brexit hanno spinto a ribassare le previsioni per il resto dell’anno in corso e soprattutto per il prossimo. 

L’unico contrasto alle spinte recessive che promanano dal Regno Unito (dove è rapidamente entrato in crisi il settore immobiliare) e che si diramano anzitutto attraverso il canale finanziario (in particolare il credito delle banche, oggetto di larghe vendite in Borsa) è costituito dalle politiche monetarie ultra-espansive che, benché ritenute sempre meno efficaci, sono riuscite a far scendere ancora i tassi di interesse a lungo termine.

In Italia la risalita della produzione industriale, già molto disomogenea tra settori e quindi poco solida, ha subito una nuova battuta d’arresto nel secondo trimestre e, di conseguenza, costringe a rivedere all’ingiù le stime di variazione del PIL, atteso a +0,15% contro il +0,25% stimato. L’export è in recupero mentre l’aumento della domanda interna si sta infiacchendo a causa dei consumi, con gli investimenti che invece tengono il passo.

Nel mercato del lavoro l’aumento dell’occupazione ora non riguarda più solo le forme contrattuali incentivate: un segnale importante di consolidamento dei progressi avviati ormai da oltre due anni.

Un allarme è stato però lanciato dal CSC sul credito, dopo il “timido recupero” registrato subito prima della Brexit. Secondo Confindustria, c’è il rischio di una nuova fase di credit crunch. 

Infatti, le sofferenze bancarie hanno continuato a crescere toccando 142 miliardi a maggio (18,5% dei prestiti) dai 141 miliardi di aprile e segnando il mese consecutivo di aumento, nonostante le misure varate (GACS, tempi di recupero accelerati). Questo – si sottolinea – manterrà le banche prudenti nelle erogazioni. Il crollo delle quotazioni delle banche italiane, accentuato dalla Brexit, rispecchia le attese di maggior fabbisogno di capitali e ne rende più arduo il reperimento, proprio quando le risorse del Fondo Atlante sono quasi esaurite e gli esiti dei nuovi stress test EBA-BCE (che saranno diffusi il 29 luglio) potrebbero indicare debolezze da sanare.

Confindustria rivede al ribasso la stima sul PIL. Rischio nuovo credit...