Confindustria, campagna vaccinale e riforme decisive per ripresa

(Teleborsa) – Con lo sblocco dei licenziamenti, a partire dal primo luglio per le grandi imprese, “non c’è da aspettarsi un’emorragia di lavoratori” ma “un aggiustamento fisiologico” visto che il mercato “è rimasto bloccato per piu’ di un anno”. Lo ha assicurato il Direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti in audizione alla Camera sul Dl Sostegni bis. “Abbiamo piu’ volte ribadito – ha osservato Mariotti – la necessità che le soluzioni agli attuali problemi debbano essere individuate attraverso un costante confronto con le forze economico-sociali. Ciò presuppone chiarezza nei rapporti tra Governo e parti sociali, per evitare incertezze e gestire in maniera efficace le transizioni”. Al contrario, la gestazione delle misure in tema di blocco dei licenziamenti “è stata incoerente rispetto a questo approccio. Solo dopo il Consiglio dei ministri, e anche per la decisa opposizione di Confindustria, è stato possibile evitare l’ulteriore, incondizionato protrarsi della situazione di congelamento legata al binomio Cassa Covid-blocco dei licenziamenti”. Il blocco, secondo Confindustria, “rappresenta un’eccezione nel panorama europeo che, ove protratta oltre la fase acuta dell’emergenza, può seriamente ostacolare i processi di riorganizzazione e riallocazione dei lavoratori tra imprese, con conseguenti effetti negativi sul mercato del lavoro e, quindi, sulle stesse assunzioni”.

Il Decreto Sostegni-bis “risulta ancora connotato da una visione emergenziale, con interventi di natura temporanea, e l’assenza di una qualsiasi prospettiva di riforma organica delle politiche per il lavoro. Peraltro, cerca di rattoppare criticità laddove servirebbero riforme, come nel caso degli ammortizzatori sociali, che si sarebbero dovute approvare un anno fa. Ciò porta a misure spesso inutili e costose”, ha detto Mariotti sottolineando che la riforma degli ammortizzatori “non è più rinviabile”. Il decreto introduce “qualche novità sulla cassa integrazione guadagni, sul contributo addizionale e sul divieto di licenziamento, che avranno effetto dal primo luglio 2021. I datori di lavoro non saranno tenuti al versamento del contributo addizionale. In tal caso, però, resta precluso l’avvio delle procedure di licenziamento per la sola durata del trattamento di integrazione salariale che fosse fruito entro il 31 dicembre 2021”, ha spiegato Mariotti. Questo intervento “costituisce un pericoloso precedente, poichè si introduce il blocco dei licenziamenti per chi utilizza la cassa integrazione salariale ma si dispone, quale ‘contropartita’ al blocco, la mera sospensione del versamento del contributo addizionale dovuto per la cassa integrazione. Per coerenza con la logica che ha ispirato le decisioni in materia finora, si sarebbe quantomeno dovuto sospendere anche l’obbligo di versamento della contribuzione ordinaria dovuta per la cassa integrazione dalle imprese soggette a questa ulteriore limitazione”.

Da rilevare, secondo Confindustria, “quale primo segnale che va nella direzione del sostegno alle transizioni occupazionali post pandemiche, l’ampliamento della platea delle imprese interessate dal contratto d’espansione, che viene reso applicabile anche alle imprese con almeno 100 unità lavorative. Riteniamo che questo strumento debba essere ulteriormente potenziato e reso strutturale, diventando lo strumento “principe” per accompagnare le transizioni occupazionali”.

Quanto al nuovo contratto di rioccupazione, secondo Confindustria, “non si può non segnalare che la sua utilità è frustrata dalla finestra temporale molto ristretta (fino al 31 ottobre 2021) per la stipula del contratto”. Sarebbe stato, per Mariotti, “molto più efficace adattare allo scopo tipologie contrattuali già esistenti, come l’apprendistato professionalizzante”. Peraltro, il collegamento tra l’utilizzo di questo istituto e la condizione del non aver effettuato e non effettuare in futuro licenziamenti, “risulta un modo surrettizio per prorogare, in qualche modo, il blocco dei licenziamenti. Senza contare che questa misura e’ soggetta all’approvazione della Commissione europea”. Ma soprattutto, nel decreto, “manca un intervento sui contratti a termine, volto a superare gli attuali, numerosi, vincoli legati alle causali, alla durata dei contratti e alla contribuzione addizionale. Con adeguati correttivi, che potrebbero intervenire anche con l’apporto della contrattazione, le imprese potrebbero meglio dimensionare la forza lavoro, sempre nel pieno rispetto di tutte le tutele economiche e normative gia’ assicurate ai lavoratori a termine”, ha concluso.

I prossimi mesi del 2021 “potrebbero essere quelli della ripresa, a condizione che la campagna vaccinale si concluda rapidamente e che il Paese si incammini sulla strada delle riforme e dell’attuazione ordinata del Pnrr”, ha proseguito. Per Confindustria è però “necessario abbandonare i particolarismi e costruire una partnership forte tra pubblico e privato che, nel rispetto dei rispettivi ruoli e con spirito di collaborazione, accompagni il Paese nella ripresa, rendendolo piu’ moderno, inclusivo e sostenibile. Le imprese sono pronte a fare la loro parte”.

L’assenza di misure adeguate sul fronte della liquidità “può portare all’insolvenza, mettendo a rischio la sopravvivenza anche delle imprese che avevano bilanci solidi prima della crisi”, avverte Mariotti chiedendo di “continuare con misure di sostegno alla liquidità fino a che i fatturati non avranno ripreso slancio e la loro ripresa non sarà consolidata”.

La revisione delle misure a sostegno della liquidità “dovrà avvenire in modo graduale, per evitare un impatto depressivo sull’economia e minimizzare i rischi per la stabilità finanziaria nel lungo termine”. Il crollo dei cash flow, secondo Confindustria, e’ aggravato, per le imprese industriali, dai rialzi nei prezzi delle materie prime che “stanno facendo lievitare i costi degli input (+17,5% medio le commodities da ottobre a marzo) nonchè dell’aumento dei prezzi, se non della carenza, dei container, mentre le imprese fanno fatica a ritoccare al rialzo i loro listini (+1,8% nello stesso periodo) nell’attuale contesto di domanda bassa”. Secondo problema per le imprese, strettamente connesso al primo, e’ che “il maggiore ricorso ai prestiti bancari, con cash flow crollati, se ha consentito a molte di esse di rimanere in vita, ha accresciuto il loro debito bancario, indebolendone la struttura finanziaria. Per affrontare tali criticità, Confindustria ha più volte sollecitato – ha ricordato Mariotti -interventi sia per prolungare e rafforzare le misure di sostegno alla liquidità già adottate, sia per creare le condizioni per irrobustire la struttura finanziaria e la patrimonializzazione delle imprese”.

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