Confcommercio, Sangalli: no a nuove tasse, salario minimo per legge non è soluzione

(Teleborsa) – “Siamo pienamente d’accordo con il Presidente Mario Draghi: no a nuove tasse, perchè in questa stagione lo Stato deve dare e non prendere”: è uno dei passaggi fondamentali della relazione del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che, parlando all’assemblea annuale dell’Associazione, ha insistito sulla necessità di ridurre la pressione fiscale esprimendo contrarietà a qualsiasi forma di patrimoniale, a partire dalla revisione del catasto.


Per il numero uno di Confcommercio il Paese ha bisogno di “meno imposte, e di imposte più semplici”. Il principio generale e’ che le imposte che funzionano “sono poco voraci, hanno basse aliquote ed ampie basi imponibili, per non deprimere le scelte di consumo, risparmio e investimento”.

Aliquote contenute e ampie basi imponibili determinano anche “meno occasioni di evasione ed elusione: oltre 100 miliardi di gettito perso ogni anno rappresentano infatti un costo sociale che il Paese non può permettersi”, ha sottolineato Sangalli. Il sistema fiscale italiano ha, infatti, finito per generare “un’alta pressione tributaria associata ad un sistema normativo farraginoso e complesso. Il progetto di riforma dovrebbe, allora, puntare al Codice Tributario Unico e alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio tra pressione fiscale ed equità redistributiva del prelievo”.

E’ fondamentale, secondo il leader di Confcommercio, “abbassare la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e indipendente”. Inoltre, “andrebbero potenziati i meccanismi di detassazione di utili e patrimoni destinati ad attività economica, nonchè reso più flessibile l’utilizzo delle perdite di esercizio”. Quanto poi al reddito d’impresa, Confcommercio chiede “la reintroduzione di una tassa: al di sopra delle soglie previste per l’applicazione della cosiddetta “flat tax”, andrebbe reintrodotta l’Iri, abrogata dalla legge di bilancio 2019. Riteniamo, poi, che i tempi siano maturi per il superamento dell’Irap in una forma compatibile tra finanza territoriale e abbassamento della pressione fiscale sulle imprese”. Ora, dunque “non è il tempo di pensare a qualche forma di patrimoniale, che sarebbe fuori contesto. A partire dalla revisione del catasto”, ha insistito. Resta, infine, la questione della tassazione delle multinazionali del web. “Abbiamo ripetuto allo sfinimento il principio ‘stesso mercato stesse regole’. Certo, il recentissimo accordo, raggiunto in sede G20 sui redditi delle imprese multinazionali, rappresenta, sicuramente una ‘svolta storica’. Ma la strada è solo all’inizio”.

Quanto alla ripresa dell’economia italiana “è più intensa delle attese. Noi prevediamo una crescita al 5,9% nel 2021, che si attesterà al 4,3% per il prossimo anno. La capacità di reazione della nostra economia è stata notevole”, ha sottolineato. Tuttavia, non bisogna dimenticare, che “la spesa per alberghi, bar e ristoranti, alla fine del 2021, sarà ancora inferiore di circa 34 miliardi di euro rispetto al 2019. Occorre tenere ben presente che, nei primi sei mesi di quest’anno, le presenze complessive sono ancora inferiori di 115 milioni sempre rispetto al 2019 e, di queste, 77 milioni sono assenze di turisti stranieri”. Certo, “ci aspettiamo – ha proseguito – incoraggianti consuntivi per luglio e agosto, ma da qui al pieno recupero dei livelli pre-crisi la distanza è ancora ragguardevole”. Forse, “e’ finita la crisi, ma non sono purtroppo finiti i sacrifici dei nostri imprenditori. E non dimentichiamo – ha osservato – che le perdite inflitte alla grande filiera del turismo italiano possono tradursi in lesioni permanenti nelle attività della cultura, dei teatri, del cinema. Ma anche nel comparto del gioco pubblico, dell’intrattenimento e dello sport”. E “le discoteche sono ancora inspiegabilmente chiuse. Non lo dimentichiamo”, ha aggiunto. Dunque, “recuperare e’ d’obbligo, ma ci aspetta ancora la partita più importante: quella della crescita, robusta, duratura e inclusiva, in grado di assicurare benessere per molti, possibilmente per tutti. In questa partita, il terziario di mercato giocherà un ruolo decisivo”, ha concluso.

“Occorre prorogare il superbonus 110% ed allargarlo a imprese e professionisti. Ed ancora: vanno ridotti i costi dell’energia anche con la riforma del finanziamento degli oneri generali di sistema. Rappresentano quasi 15 miliardi di euro che costituiscono un quarto del totale della bolletta elettrica. E questo significa un costo in più per le imprese”.

Sì di Confcommercio ad un Patto per l’Italia invocando un deciso “passo in avanti” nella promozione di standard comuni di protezione del lavoro. Ma “la soluzione non è il salario minimo per legge”. La soluzione, secondo Sangalli, “è il contratto collettivo nazionale”, quello stipulato da parti “realmente rappresentative” e che garantisce “retribuzioni adeguate e un moderno sistema di welfare sanitario e previdenziale”. I contratti “restano – ha proseguito – un formidabile strumento di tutela e di promozione, non solo del lavoro, ma in generale delle persone e delle loro competenze”. Uno strumento tanto piu’ importante “nell’orizzonte di una buona flessibilità governata e contrattata. Produttività, crescita e crescita dei redditi da lavoro”.

E’ questo, a giudizio di Sangalli, “il circuito virtuoso intorno al quale fare convergere gli impegni di parte pubblica, per via di riforme e buoni investimenti, e gli impegni propri delle parti sociali. E’ questo il circuito virtuoso che va valorizzato nella nuova stagione dei rinnovi contrattuali, che coinvolgono milioni di persone, con i relativi servizi di welfare”. E’ questo, dunque, “il Patto che occorre, per mettere al centro dell’agenda politiche, misure e risorse – pubbliche e private – da mobilitare per affrontare le sfide dell’innovazione e della sostenibilità, a partire da quella economia dei servizi che Confcommercio rappresenta”, ha concluso.

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