Confcommercio: nel 2016 PIL +1,6%, spinto da consumi e investimenti

(Teleborsa) – “Un anno fa parlavamo di segnali di ripresa che dovevano concretizzarsi. Solo in parte è accaduto. Infatti,

 E’ con queste parole che Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio  é intervenuto al Forum di Cernobbio.

Sangalli ha sottolineato che  o scenario internazionale è altrettanto articolato. Le condizioni economiche sono molto favorevoli eppure sembrano non bastare. Tassi d’interesse e tassi di cambio dovrebbero spingere investimenti ed esportazioni, ma solo in misura ridotta stanno funzionando. Bassi prezzi del petrolio e delle altre materie prime dovrebbero premiare i Paesi, come l’Italia, che trasformano e vendono sui mercati esteri.

Eppure, la crisi dei migranti in Europa, il rallentamento dell’economia cinese, le recessioni in alcuni paesi emergenti e il pericolo Brexit, con il connesso pernicioso indebolimento dell’Unione Europea e, soprattutto, dell’ideale di Europa unita, mettono in discussione il teorema, purtroppo ancora non completamente dimostrato, che la crisi sia soltanto un brutto ricordo.
 
Insomma, in Europa e soprattutto in Italia, la partita della crescita è ancora tutta da giocare.
Parliamoci chiaro: va bene il cortisone di Draghi –e meno male che c’è – ma abbiamo bisogno di terapie specifiche che dipendono solo da noi.

La performance del nostro Paese è costantemente inferiore a quella di Germania e Stati Uniti e il 2015 si è chiuso con un PIL pari a soltanto +0,8%.

Nonostante ciò, proprio perché abbiamo buone carte – il miglioramento sul mercato del lavoro, segni di voglia di tornare a consumare, una politica fiscale moderatamente distensiva e buone condizioni economiche internazionali – crediamo possibile uno scatto in avanti: lungo la strada delle riforme, del taglio alla spesa pubblica improduttiva, della riduzione degli eccessi di burocrazia, della riduzione delle imposte. Sono queste le condizioni del nostro moderato ottimismo che ci portano a prevedere un PIL a +1,6% per il 2016.

Per questo ci aspettiamo e chiediamo che il governo affronti e risolva i problemi strutturali dell’Italia.  Spunto quello di Sangalli  che segue l’ammonimento di Draghi ai Capi di Stato a fare riforme

Problemi che si acuiscono, come abbiamo visto poco fa, a causa dei ritardi e dei divari regionali del nostro Paese.

Ci sono aree dell’Italia che non crescono perché scontano da troppi anni due deficit, legalità e infrastrutture, e due eccessi, burocrazia e carico fiscale.

E’ inutile sottolineare come questi “difetti” – chiamiamoli così – risultino amplificati nel Mezzogiorno che continua a perdere peso in termini di abitanti, lavoratori e reddito e registra un ridimensionamento dei fattori di produzione.

Non è dunque casuale che al Sud il problema della burocrazia “pesi” il doppio rispetto alle regioni del Nord-ovest così come, in tema di legalità, i reati sulle imprese siano quasi il doppio rispetto al Nord-est. Gli eccessi e i deficit strutturali del nostro Paese costano a ciascun cittadino 3.800 euro l’anno.

La spesa pubblica corrente nel 2015 si è ridotta soltanto per effetto del minor costo per interessi. Mentre, per il resto, gli sforzi fatti non sono stati assolutamente sufficienti: tant’è che, negli ultimi venti anni, la pressione fiscale è passata dal 40,3% al 43,3%.

Confcommercio: nel 2016 PIL +1,6%, spinto da consumi e investimen...