Confcommercio: a ottobre l’inflazione “vede” il 10%

(Teleborsa) – L’inizio dell’autunno è caratterizzato da molteplici criticità. Il quadro geo-politico non accenna a migliorare e le tensioni sulle materie prime energetiche non si riducono. Sono più concreti, pertanto, i rischi di recessione per molti Paesi, soprattutto quelli più esposti dal punto di vista energetico che potrebbero risentire di eventuali razionamenti conseguenti al calo delle forniture. La tendenza all’incremento dell’inflazione non sembra destinata ad arrestarsi nel breve periodo.

“Stimiamo una crescita dei prezzi al consumo a ottobre dell’1,5% su base mensile e del 9,8% su base annua. La variazione, pur attribuibile in larga misura all’energia, è alimentata anche dalla dinamica dei prezzi dell’alimentare e di quei servizi in cui la componente energetica rappresenta una parte significativa dei costi di produzione. La crescita dei prezzi potrebbe non arrestarsi fino alla tarda primavera del prossimo anno”. È quanto indicato da Confcommercio nella sua analisi sulla congiuntura economica.

Il rimbalzo registrato dalla produzione industriale in agosto va valutato con cautela, in considerazione della tradizionale volatilità registrata dall’indicatore nel mese. Su base trimestrale, in ogni caso, la produzione industriale registra una riduzione congiunturale dell’1,2%. La minor dinamicità dell’economia comincia a riflettersi anche sul mercato del lavoro: rispetto a giugno, il numero di occupati ad agosto mostra un calo di oltre 110mila unità. “Il combinarsi di questi elementi produce effetti negativi tanto sul PIL quanto sui consumi. Secondo le nostre stime ad ottobre il PIL dovrebbe registrare una riduzione dell’1,0% congiunturale, dopo il -0,5% stimato per il terzo trimestre del 2022. Nel confronto annuo la variazione, nel mese in corso, si dovrebbe attestare allo 0,4%, in forte ridimensionamento rispetto ai mesi precedenti”, prosegue la nota.

I consumi, espressi nella metrica dell’ICC, continuano a ridursi nel confronto annuo (-2,0%), effetto di una contrazione per i beni (-4,0%) e di una crescita per i servizi (+2,7%). Difficilmente le famiglie potranno continuare a fare ricorso al risparmio, come hanno fatto nella prima parte dell’anno, per sostenere la domanda in presenza di una progressiva erosione del reddito disponibile.

Il rallentamento congiunturale della domanda si inserisce in un contesto in cui il gap con i livelli registrati nel 2019 è ancora significativo. Nel complesso del periodo gennaio-settembre 2022, l’ICC manifesta una riduzione di cinque punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019. Divari più rilevanti si registrano per i servizi (-11,7%). Queste distanze non verranno colmate nel corso del prossimo anno.