Con la morte di Muhammad Alì, già Cassius Clay, l’America e il mondo hanno perduto lo sportivo più Grande di sempre

(Teleborsa) – Cassius Clay, poi Muhammad Alì dopo la conversione all’Islam, è morto la notte scorsa negli Usa. Più volte campione del mondo dei pesi massimi, vero mito nel mondo non solo del pugilato, Muhammad Alì ce ne è andato quando a Roma era l’alba. Aveva 74 anni e da tempo era seriamente malato. Soffriva infatti da oltre 20 anni del morbo di Parkinson. Muhammad Alì è deceduto nell’ospedale di Phoenix, in Arizona, dove era stato ricoverato due giorni prima per sopraggiunti gravi problemi respiratori.

Muhammad Alì è stato nella vita, non solo sportiva, un grandissimo lottatore. Oltre che sui ring, si era battutto di continuo per i diritti civili. Con il nome da negro, amava definirsi così, Cassius Clay si presentò al pubblico conquistando la medaglia d’oro dei pesi massimi sul ring del Palazzo dello Sport di Roma nelle Olimpiadi del 1960. Poi si convertì all’islam, assumendo il nome di Muhammad Alì. Forte di celebri successi, fu protagonista di epici combattimenti di straordinaria potenza e violenza.

Indimenticabili i maths con il suo acerrimo rivale Joe Frazier, il pugile che più lo ha fatto soffrire. Frazier gli tolse la corona di campione del mondo nel 1971 con un terribile gancio sinistro che lo mise ko al Madison Square Garden di New York. Alì si prese la rivincita due anni dopo. Seguì poi il terzo incontro che si disputò nel 1975 a Manila, nelle Filippine, il mach più brutale di sempre. I due si affrontarono sul ring con inaudita violenza, fin quasi ad uccidersi l’un l’altro. .Alì vinse. Ma subito riconobbe che se Frazier non avesse abbandonato alla fine del 14 esimo round, probabilmente Lui non si sarebbe ripresentato sul quadrato.

Dell’anno prima, era il 1974, l’altro massacrante incontro nello Zaire contro George Foreman, gigante texano di potenza disumana allora detentore del titolo. Alì soffrì indicibilmente per 8 round e sembrava destinato a soccombere. Poi venne fuori, per Foreman non ci fu scampo e Alì riconquistò il titolo. Muhammad Alì è stato senza dubbio il più grande sportivo di tutti i tempi. Mai una frase fuori posto, ma un continuo combattere il perbenismo di una America, conservatrice incapace di accettare che il suo campione del mondo dei pesi massimi rifiutasse di onorarè la patria nella guerra del Vietnam. ”Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”, commentava con il sorriso sulle labbra. Una per molti inaspettata posizione che gli costò addirittura dopo la metà degli anni ’60 il ritiro della licenza di pugile professionista e la perdita del titolo mondiale.

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