Commissione UE, prosegue procedura d’infrazione contro Italia per gallerie insicure

(Teleborsa) – La Commissione europea prosegue nella procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto, in decine di gallerie in tutto il Paese, della direttiva antincendio del 2004, che fissa requisiti minimi di sicurezza a cui le infrastrutture italiane non sono state pienamente conformate. L’organo UE ha avviato il secondo stadio della procedura d’infrazione comunitaria contro l’Italia e altri quattro Stati membri (Belgio, Bulgaria, Croazia e Spagna), con l’invio di pareri motivati per il mancato pieno rispetto della direttiva.

I requisiti si applicano a tutti i tunnel della rete stradale transeuropea di lunghezza superiore a 500 metri. Gli Stati membri interessati non hanno attuato l’intera serie di misure necessarie per garantire i più elevati standard di sicurezza in alcune gallerie che rientrano in questi parametri. Le procedure d’infrazione in questo campo erano state avviate con le lettere di messa in mora da parte dalla Commissione nell’ottobre 2019, a cui non erano seguite risposte soddisfacenti da parte dei cinque Paesi.

L’Italia e gli altri Stati membri interessati dispongono ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per porre rimedio alla situazione e mettersi in regola con la direttiva. In caso di nuove risposte considerate inadeguate, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte europea di giustizia.

Sempre nel settore del trasporto su strada, l’Italia è stata messa in mora dalla Commissione per un altro caso, riguardante la mancata apertura del mercato dei servizi di pedaggio elettronico ai fornitori europei, insieme l’Ungheria. Queste norme, ha ricordato la Commissione in una nota, “svolgono un ruolo chiave nella creazione di un mercato comune per il servizio del pedaggio elettronico europeo e nel raggiungimento dell’interoperabilità per gli utenti“, e richiedono che gli esattori di pedaggi e i fornitori di servizi concludano dei contratti che garantiscono un accesso equo e non discriminatorio al mercato. Anche in questo caso l’Italia ha due mesi per rispondere alle argomentazioni sollevate dalla Commissione UE, che invierà altrimenti un parere motivato.

(Foto: Lukasz Kobus – © Unione Europea)

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