Commercio, il CETA spegne la prima candelina ma resta al centro delle polemiche

(Teleborsa) – Primo compleanno per il CETA, acronimo che sta per Comprehensive Economic and Trade Agreement, vale a dire l’accordo che regola il libero scambio fra Unione Europea e Canada e la rimozione di tutti i vincoli precedentemente in vigore sulle esportazioni di beni e servizi. L’accordo faticosamente raggiunto fra UE e Canada è entrato in vigore il 21 settembre 2017.

Ad un anno dalla sua efficacia, però, le polemiche non si placano: si dice molto soddisfatta l’Unione Europea che parla di un aumento dell’export verso il Canada superiore al 7%, più pessimista il settore agroalimentare italiano che parla di un boom dei “falsi” Made in Italy.

In occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del CETA, la Commissione Europea ha fornito le ultime statistiche disponibili relative all’interscambio UE-Canada per il periodo che va dall’ottobre 2017 al giugno 2018: l’export dell’UE risulta aumentato di oltre il 7% rispetto all’anno precedente e per alcuni settori i risultati sono particolarmente positivi, ad esempio per il comparto macchine, apparecchi e congegni meccanici con un incremento superiore all’8%, per i medicinali con un aumento del 10%, il mobilio del 10%, profumi/cosmetici dell’11%, calzature dell’8% ed abbigliamento dell’11%.

Secondo l’UE si registrano “dati incoraggianti” anche per le esportazioni di prodotti agricoli: frutta fresca e a guscio (+29%), cioccolato (+34%), vino spumante (+11%) e whisky (+5%).

“Mi fa molto piacere constatare i progressi finora conseguiti dall’accordo commerciale UE-Canada, in vigore ormai da un anno. Secondo i dati preliminari, i motivi per rallegrarci sono numerosi, anche in questa fase”, ha dichiarato il Commissario europeo al Commercio, Cecilia Malmstrom, precisando poi “come sempre accade per gli accordi commerciali, vi sono alcuni settori in cui è necessario accertarsi di attuare rigorosamente quanto è stato concordato, garantendo che i cittadini e le imprese possano beneficiare appieno delle nuove opportunità”.
Non è così ottimista la Coldiretti, che rappresenta una larga fetta di agricoltori italiani, secondo la quale “il Canada festeggia con la produzione di ben 5,6 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), di 4,5 milioni di ricotta locale, di 1,9 milioni di chili di Provolone taroccato ai quali si aggiungono addirittura 72 milioni di chili di mozzarella e ben 364 mila chili di un non ben identificato formaggio Friulano, che certamente non ha nulla a che vedere con la Regione più a Nord est d’Italia”.

Secondo i calcoli dell’associazione agricola è infatti “significativa la brusca frenata nella crescita delle esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano in Canada che sono rimaste pressoché stagnanti nel primo semestre del 2018 con un aumento in valore di appena il 2,3% dopo essere balzate di ben 28,7% nel corrispondente semestre del 2017 prima dell’entrata in vigore dell’accordo”.

“Si tratta di una prima, ma significativa, analisi sulla mancata protezione dei marchi Made in Italy da parte dell’accordo di libero scambio siglato dall’Unione Europea nei confronti del quale hanno espresso contrarietà direttamente o attraverso gli schieramenti di appartenenza la maggioranza dei parlamentari italiani, 15 regioni, 18 province 2500 comuni e 90 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine”, conclude Coldiretti, ricordando che questo medesimo schema che non protegge il vero Made in Italy “è stato riproposto negli altri accordi successivi, da quello con il Giappone a quello con il Messico fino al negoziato in corso con i Paesi del Mercosur che sono grandi produttori di formaggi italiani taroccati”.

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