Commercio a picco allarma associazioni settore

(Teleborsa) – Largamente atteso, ma non per questo meno inquietante, il dato sulle vendite al dettaglio (-20,5% su febbraio) conferma le anticipazioni dell’Indicatore dei Consumi Confcommercio (-21,8% congiunturale grezzo per i beni). A marzo, l’indice scende a un livello che non si osservava dal 2000. Questo il commento dell‘Ufficio Studi Confcommercio sui dati Istat.

“Solo considerando – afferma Confcommercio – che le vendite calcolate dall’Istat non comprendono i consumi di servizi (per esempio presso bar e ristoranti) e gli acquisti di auto, segmenti che viaggiano prossimi al meno 100% mensile, si comprende appieno la gravità dell’impatto del lockdown in termini di spesa delle famiglie e, quindi, di fatturato aziendale e reddito dei lavoratori indipendenti. Purtroppo il dato di marzo sarà peggiorato dalle performance di aprile, nè l’estate potrà compensare minimamente le perdite subite nei mesi precedenti”.

“I dati di marzo sono la prima evidenza dell’impatto dell’emergenza Covid-19 sulle vendite al dettaglio. Il crollo del settore non alimentare è solo l’inizio di un fenomeno destinato a continuare anche nei mesi successivi e che avrà una ripresa lenta e progressiva, con i consumatori preoccupati nel tornare nei punti vendita. Le imprese si stanno ritrovando con incassi azzerati ma costi fissi attivi (tasse nazionali e locali, contributi, assicurazioni, gestione del personale, canoni di locazione) e conseguente crisi di liquidità”. Queste le parole di Claudio Gradara, Presidente di Federdistribuzione, a commento dei dati Istat sulle vendite al dettaglio.

“I dati sul food – continua Gradara – rispecchiano invece il momento iniziale della pandemia, quando si sono verificate corse all’accaparramento. Ora però il quadro è mutato e le vendite sono tornate alla normalità”.

Infine, “gettando lo sguardo ai prossimi mesi, la riduzione del potere d’acquisto dei cittadini per gli effetti del Covid-19 sull’occupazione non potrà che portare un ulteriore drastico calo dei consumi, che colpirà sia il mondo non alimentare che quello alimentare. Per il commercio si prefigura quindi un 2020 di forte contrazione dei fatturati e della redditività”. Sono “quindi necessarie misure immediate e di semplice realizzazione per sostenere le imprese e le famiglie”, conclude.

Confesercenti segnala che il lockdown è stato tragico per i piccoli negozi. “La conferma arriva dalle rilevazioni sulle vendite di marzo diramate oggi dall’Istat, che registrano per i negozi di vicinato un calo vicino al 30%. Un colpo difficile da recuperare, che aumenta le possibilità di chiusura definitiva di migliaia di attività”.

Regge solo l’alimentare, in controtendenza, unico settore in crescita del +3,5% in valore e del +2,1% in volume, su base tendenziale. Un risultato che – osserva Coldiretti – è frutto di un forte aumento in supermercati (+14%) e discount (+7,5%) mentre calano gli ipermercati (-9,1%) e tengono i piccoli negozi alimentari (-1%) Un aumento favorito anche dalla chiusura forzata di ristoranti, mense, bar, gelaterie, pasticcerie agriturismi e, in molte regioni, anche i mercati rionali e quelli degli agricoltori, che vanno riaperti al più presto per aumentare la possibilità di scelta, combattere le speculazioni e ridurre le file e gli assembramenti davanti al dettaglio tradizionale.

L’approvvigionamento alimentare degli italiani, conclude Coldiretti, è stato garantito grazie a 3 milioni di lavoratori che nonostante i rischi per la salute hanno continuato a lavorare in piena pandemia in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia, tra ipermercati (911) supermercato (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000).

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