Cofle, Barbieri: IPO per accelerare la crescita. Focus su Asia e M&A

(Teleborsa) – Crescita nell’area asiatica, maggiori investimenti in ricerca e sviluppo e operazioni di M&A. Sono queste le tre principali aree in cui Cofle investirà i proventi dell’offerta pubblica iniziale (IPO) funzionale alla quotazione su Euronext Growth Milan, con inizio delle negoziazioni l’11 novembre 2021. Lo ha detto in un’intervista a Teleborsa Walter Barbieri, presidente e amministratore delegato della multinazionale attiva nel settore dell’agritech e dell’automotive. Fondato nel 1964, Cofle è oggi un gruppo presente in quattro Paesi con sei impianti produttivi, due dipartimenti di progettazione e co-engineering e oltre 500 dipendenti. Il gruppo opera in due distinte linee di business: la linea di business OEM produce cavi e sistemi di controllo nel settore agricolo, dei veicoli commerciali e del settore automotive, mente la linea di business After Market produce parti di ricambio nel settore automotive. In entrambe le divisioni i clienti sono pesi massimi del settore: da CNH, AGCO e CLAAS a Ferrari, Maserati e Lotus, solo per fare alcuni nomi. Al 31 dicembre 2020 il gruppo ha riportato un valore della produzione consolidato pari a circa 38 milioni di euro (export all’81%), un EBITDA rettificato di 8 milioni di euro, e un EBITDA Margin al 21,1%. Nel primo semestre del 2021 questi dati sono stati, rispettivamente, di 28,7 milioni, 7,8 milioni e 28,4%.

Che ruolo occupa oggi Cofle nel vostro settore?

“Il nostro focus è l’agritech, dove siamo leader per quanto concerne i control systems e i control cables nei trattori, ma siamo anche presenti nell’automotive, anche se questa presenza è ormai secondaria. Mentre tanti altri, anni fa, puntavano sull’automotive – un po’ perché era un mercato in espansione e un po’ perché era tradizionalmente più grande – noi abbiamo deciso di avere il nostro core business nell’agritech. Nonostante il volume di affari totale del mercato sia minore, puntare forte su questo ci ha fatto diventare esperti a livello mondiale, ci ha permesso di avere un’attenzione particolare ai clienti, di capire meglio le dinamiche del settore e di essere in grado di anticipare la domanda e l’evoluzione tecnologica dei prodotti.

La divisione after market del settore automotive, con cui Cofle è nata, ha però continuato la sua strada. Questa divisione ha una crescita molto più regolare, molto meno a strappi, e richiede minori investimenti. È quella parte consolidata del gruppo che ha continuato – e continua – a generare cassa e ci ha permesso di arrivare fino a qua. In sostanza, l’after market ha fatto un po’ da cash cow per l’OEM, che oggi è lanciatissimo, ha superato l’after market e continuerà a essere sempre più la parte importante del fatturato. Riteniamo che la redditività del gruppo resterà in continuo miglioramento, perché i prodotti OEM che andiamo a sviluppare sono a più alto contenuto tecnologico e ad alto valore aggiunto”.

Come e quanto investite in ricerca e sviluppo?

“La ricerca e sviluppo è sempre stata quello che ci ha contraddistinto in entrambe le divisioni. L’after market è un reverse engineering (ricostruzione di un prodotto già esistente, ndr), ma abbiamo sempre avuto uno studio tecnico per avere il catalogo prodotti più ampio possibile. L’R&D per l’OEM avrà invece sempre più bisogno di specializzazioni, e quindi dovrà essere sempre più integrata da esperti di idraulica, di elettronica, di meccatronica, perché è in questa direzione che sta andando il mercato e quindi anche Cofle. La ricerca e sviluppo di dieci anni fa è diversissima da quella odierna e abbiamo quindi anche aggiornato le figure. Oggi, ad esempio, abbiamo una divisione R&D importantissima in Turchia, uno dei Paesi che sviluppa e produce più trattori in Europa. Abbiamo una quindicina di persone nel team turco, che si occupa di seguire le case manifatturiere che sono nel Paese. Pensiamo che un buon 20% della raccolta dell’IPO verrà destinata a potenziare la ricerca e sviluppo”.

In questi mesi le aziende di tutto il mondo si trovano ad affrontare problemi alla catena di approvvigionamento, qual è la vostra situazione?

“Il nostro posizionamento globale ci permette di poter “switchare” le supply chain da un Paese all’altro a seconda delle varie criticità geopolitiche che si vanno a creare. Questo perché siamo fortemente integrati, cioè produciamo al nostro interno i semi-componenti più importanti e quindi riusciamo a sopperire alle problematiche che possono capitare. Un esempio su di tutti è il vantaggio di essere in Turchia. Il materiale base per i nostri prodotti è l’acciaio e la Turchia è il secondo produttore dell’area europea dopo la Germania (oltretutto privilegia l’utilizzo interno di quello che produce). Noi quindi nel Paese non abbiamo avuto problemi di reperimento dei materiali. Lo scenario sarebbe stato molto diverso se avessimo importato laminati dalla Cina o dall’India. La Turchia è forte anche sulla produzione di composti chimici, e quindi anche su questo versante abbiamo trovato facilità di approvvigionamento. Posso quindi dire che non abbiamo mai avuto problemi sulle linee di produzione”.

Perché questo è il momento giusto per voi per quotarvi in Borsa?

“Questo è il momento giusto perché c’è un grosso cambiamento tecnologico nei trattori in tutte le macro aree mondiali. Le macchine agricole devono essere sempre più environmentally-friendly, sicure e confortevoli nell’utilizzo. Questo non per volere delle case produttrici, ma sempre più per regolamenti governativi. Per rispettare queste stringenti caratteristiche, questi trattori richiedono componenti sempre più sofisticati. Noi dobbiamo farci trovare pronti a queste sfide e quindi questo è il momento di spingere ancora di più sulla ricerca e sviluppo.

Inoltre, nel 2020 è nell’area APAC, e in particolar modo l’India, che si è concentrata un terzo della produzione mondiali di trattori. Anche in quest’area si sta passando da trattori con tecnologia obsoleta a macchine più moderne. Questo fa aprire un mercato immenso, dove le macchine tra qualche anno incominceranno a montare i prodotti che sono nelle linee di produzione di Cofle. Dobbiamo quindi spingere per avere produzioni locali in India.

Infine, è necessario dare un booster alla crescita anche con qualche operazione mirata di M&A, che ci consenta di fare del cross-selling, ovvero di fare dei prodotti sempre più completi e complessi, ad alto valore aggiunto, quasi inimitabili. Vogliamo raggruppare in un control system quello che oggi si trova in 4-5 fornitori, vogliamo cioè essere quel fornitore unico a cui le aziende si rivolgono, perché questo è in grado anche di creare paletti all’ingresso per potenziali competitor.

Per fare tutto ciò servono però finanziamenti. Noi saremmo potuti crescere comunque per linee interne, perché ci autofinanziamo con la crescita prevista dal piano industriale. Ma se vogliamo cogliere il 100% delle occasioni che ci saranno da qua ai prossimi 5 anni è necessario dare un booster, dare una forte accelerata sugli investimenti, sia per quanto riguarda l’R&D, la capacità produttiva nell’area APAC e le acquisizioni che ci permettono operazioni di cross selling e upgrade tecnologici dei nostri prodotti”.

A che tipo di aziende guardate per l’M&A?

“Come M&A vorremmo guardare preferibilmente a qualcosa in Italia o Europa, magari anche in Turchia, ma non mi spingerei oltre per le prime operazioni. È anche un discorso di integrazione: quando si fa l’M&A, l’integrazione è la parte difficile. Noi siamo già un gruppo che ha parecchie aziende nel mondo, e quindi conosciamo le difficoltà di gestione, ma per ora ci siamo occupati quasi totalmente di aziende che abbiamo fatto crescere noi da zero. Diciamo che immaginare di gestire un’azienda totalmente nuova al di là dell’oceano non è il primo approccio che vogliamo. Preferiamo fare qualcosa partendo da una realtà medio piccola, integrarla al meglio e poi prevedere nei prossimi 3-4 ani una realtà decisamente più grande per fare il decisivo salto di qualità. Abbiamo già fatto una prima fase di scouting e scrematura, ma dopo la quotazione inizieremo una fase più operativa”.

Nel processo di quotazione siete affiancati da Smart Capital e Palladio come cornerstone investors, cosa significa per voi?

“Gli investitori hanno creduto in Cofle perché hanno ragionato come partner, in quanto hanno una mentalità industriale e non prettamente finanziaria. Ci siamo trovati allineati in tante cose, soprattutto per quanto concerne un progetto a medio-lungo termine da fare insieme. Con alcuni investitori istituzionali, quelli più importanti, abbiamo anche una vicinanza tecnologica, di mercato e geografica. Siamo contentissimi di averli a bordo e non vediamo l’ora di apprendere nuove cose da loro”.

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