CISE, Romano: “Emergenza Covid, Italia agganci ripresa con fondi europei non spesi”

(Teleborsa) – “Una delle mie maggiori preoccupazioni sta nelle capacità del nostro Governo di saper spendere gli ormai famosi 209 miliardi di Recovery Fund, e se vogliamo i 37 miliardi del Mes. Una preoccupazione, a mio avviso, non infondata o tantomeno campata in aria se vediamo i dati ministeriali del Mef sull’utilizzo degli altrettanto famosi fondi europei”. Così Giuseppe Romano, presidente della Confederazione italiana sviluppo economico (Cise) e dell’Area sviluppo Industriale di Napoli (Asi Napoli), sulla pioggia di miliardi in arrivo dall’Europa per il rilancio della nostra economia.

“Nel periodo 2014/2020 – sottolinea Romano – abbiamo impegnato solo il 30,7 per cento dei Fondi che l’Europa ha destinato all’Italia, molti proprio per il Sud. C’è un tesoro a disposizione molto ingente, che sta lì a marcire. Come Presidente del Cise e dell’Asi Napoli, combatto da tempo e continuerò a combattere, perché le istituzioni ci mettano in grado di spendere bene e subito almeno ciò che da sei anni e oltre, ci destina il bilancio dell’Unione Europea. Prendo a prestito l’immagine dell’imbuto che è una rappresentazione davvero efficace. Questa cascata di miliardi dei fondi europei, non parlo del Recovery né del Mes, finiscono in una sorta di collo di bottiglia che ne blocca la fuoriuscita, ovvero l’utilizzazione. I fondi europei sono stati gestiti finora in maniera, a dir poco, inadeguata. Non è possibile che esista un solo soggetto, il Mise, o anche le strutture deputate nelle singole regioni, ad occuparsene. Nella realtà non esiste quel soggetto che va a deputare i singoli finanziamenti a singoli progetti credibili e strutturati”.

In tale scenario per il presidente Cise e Asi Napoli il rischio è che “i fondi europei restino in sostanza soldi virtuali” dal momento che sebbene ci sia “una sorta di impegno a destinare questi fondi, poi non vengono spesi”. Il problema per Romano è rappresentato dall’assenza della “figura di chi si impegna e prende la responsabilità di gestire i finanziamenti” che lascia tutto “in mano solo alla burocrazia, la quale si occupa solo di mettere in fila le carte, verificare se ci sono i timbri, ma non di realizzare i progetti”. Accade dunque – prosegue il presidente Cise – che “quando dobbiamo rendicontare all’Unione Europea come abbiamo utilizzato i Fondi, non siamo in grado di farlo” e “perdiamo così delle occasioni eccezionali facendo aumentare ancora di più il gap che ci separa dalle economie degli altri paesi della Comunità. “Se dal 2014 al 2020 non siamo riusciti ad utilizzare efficacemente i Fondi Europei, – si chiede Romano – come faremo quando arriveranno i 209 miliardi del Recovey Fund?. Accenderei un cero in tutte le Chiese, se arrivassero solo 50 miliardi e venissero spesi con procedure immediate. Se vogliamo agganciare la ripresa, – sottolinea – dobbiamo cambiare registro e mostrare all’Europa, una nuova concretezza e trasparenza”.

Se il Covid-19 “ci ha messo difronte ad uno scenario simile a quello di una guerra, per rilanciare il Paese, senza tirare in ballo impropriamente un fantomatico Piano Marshall, – afferma Romano – dobbiamo creare strutture capaci di resistere, nel tempo, a qualsiasi impatto. Strutture che contribuiscano a ridurre drasticamente il divario tra Sud e Nord, che garantiscano il lavoro ai giovani e chi lo ha perso. Disegniamo adesso o mai più un futuro centrato sulla innovazione tecnologica governata dall’uomo. In Europa la corsa è già partita.
Non restiamo indietro, sommersi da un mare di scartoffie”.

Sulla situazione in Campania Romano ha evidenziato, infine, come le misure restrittive siano arrivate in ritardo ed è, ora, fondamentale fare di tutto affinché siano efficaci. “Le decisioni, per quanto inevitabili, dovevano essere accompagnate, se non incorporate, – prosegue Romano – dai ristori economici .Ciò non è accaduto anche se avevamo tutto il tempo per prepararci ad una seconda fase della pandemia.
Non siamo stati pronti ad affrontare efficacemente le nuove ondate del contagio. È sotto gli occhi di tutti come i fondi promessi per la sanità (personale medico infermieristico e terapie intensive) siano stati messi a bando solo ai primi di ottobre. Ora – conclude – nel bilancio di previsione dello Stato si mettono altri 400 milioni per tutelare la salute. Ma sono ancora parole”.

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