Christine Lagarde lancia l’allarme sui mercati emergenti

(Teleborsa) – “Le economie emergenti e quelle in via di sviluppo generano quasi il 60% del PIL mondiale, mentre soltanto un anno fa non arrivavano al 50%. E’ quanto ha rilevato Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo Monetario internazionale, durante un discorso all’Università del Maryland.

 La Lagarde, ha sottolineato che durante la crisi finanziaria del 2008, proprio grazie alle economie emergenti è arrivato il supporto alla crescita globale. Tuttavia oggi, il direttore del fondo internazionale lancia l’allarme su questi Paesi che si trovano faccia a faccia con “nuova e dura realtà”: tassi di crescita in calo, flussi dei capitali in controtrend e prospettive di medio termine non edificanti.

E’ proprio guardando a questi fattori che l’FMI stima che le economie emergenti e in via di sviluppo raggiungeranno i livelli di reddito delle economie avanzate a un passo più lento di due terzi di quanto stimato un decennio fa. Ciò è negativo non solo per i mercati emergenti ma anche per le economie poù avanzate visto che “un rallentamento dell’1% delle economie emergenti – ha spiegato il direttore del FMI potrebbe ridurre la crescita di quelle avanzate di circa lo 0,2%. “Potrebbe non sembrare molto ma di fatto sarebbe un colpo significativo a quelle nazioni avanzate che stanno già faticando con quello che chiamo una ‘nuova mediocrità  caratterizzata da una crescita bassa e da una disoccupazione alta.

Dal punto di vista dei mercati emergenti  –poi ha spiegato Christine Lagarde – il sistema monetario internazionale è meno supportante di quanto dovrebbe essere”. Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, punta il dito contro il sistema monetario internazionale che vorrebbe “più forte” e vorrebbe che  includesse una adeguata “rete di sicurezza” finanziaria globale in tempi di crisi.

Parlando della decisione della  Fed che lo scorso dicembre ha deciso di alzare i tassi di interesse per la prima volta dal giugno 2006 “, la Lagarde ha detto che gli Stati Uniti hanno “una responsabilità speciale” nella fase in cui stanno normalizzando la propria politica monetaria. Questa  normalizzazione infatti “potrebbe essere fonte di effetti su scala mondiale”.

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