Chip, dossier Intel: per l’Italia partita da 11 miliardi

(Teleborsa) – Avviato dal governo Draghi con l’ex ministro dell’Innovazione tecnologica Vittorio Colao, il dossier Intel è ora nelle mani di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy. Ma, ipotizzata per dicembre, la conclusione del negoziato potrebbe slittare ancora di alcuni mesi. “Dopo un’iniziale firma di una lettera d’intenti con obbligo di riservatezza, il cambio di esecutivo – rileva il Sole 24 ore – ha portato a una fase di impasse mentre le due regioni rimaste in lizza per ospitare l’investimento, il Veneto e il Piemonte, hanno continuato a lanciare alla multinazionale americana segnali di disponibilità”. Sul tavolo c’è un progetto industriale da quasi 11 miliardi, potenzialmente una delle più grandi operazioni con capitali stranieri degli ultimi anni.

Il “potenziale investimento in Italia fino a 4,5 miliardi”, annunciato lo scorso marzo da Intel, per un impianto dedicato alla fase di microassemblaggio del processo di fabbricazione dei chip, con la stima di 1.500 posti di lavoro diretti e 3.500 nell’indotto – secondo quanto riportato dal quotidiano di Confindustria – sarebbe stato successivamente ridefinito al rialzo. L’operazione – scrive il Sole 24 ore – potrebbe essere scalabile nel tempo per arrivare “fino a circa 11 miliardi, di cui più o meno 7 di capex (investimenti) e 4 di opex (spesa operativa)”.

Dopo una fase di stallo Intel avrebbe riallacciato i primi contatti con il nuovo governo. “Prosegue il nostro piano di investire in Unione europea, riprenderemo a lavorare con il nuovo governo italiano” hanno fatto sapere da Intel. Ma – evidenzia il Sole 24 ore – “ci sarebbero ancora valutazioni in corso da parte di Intel sul profilo industriale dell’operazione da effettuare in Italia in termini di organizzazione con il maxi-investimento da 17 miliardi programmato in Germania” e “c’è inoltre da definire il contributo pubblico che nell’ipotesi migliore dovrebbe coprire il 40% della parte capex, quindi tra 2,5 e 3 miliardi, tra quota statale e regionale”.

Urso ha spiegato che “lo Stato è pronto a partecipare con proprie risorse che però variano in funzione dell’apporto che arriverà dalla Regione prescelta”. La scelta sulla sede dello stabilimento spetta all’azienda sulla base delle condizioni che riterrà più opportune ma, da quanto si apprende, in lizza ci sarebbero Veneto e Piemonte, con la prima regione in vantaggio.

Si attende, intanto, un dpcm che renda operativo il fondo da 4,15 miliardi fino al 2030 per lo sviluppo dei microprocessori, anche tramite l’insediamento di nuovi stabilimenti nel territorio nazionale, creato a marzo con il decreto energia.