CGIA: “Pressione fiscale in aumento, occorre tagliare le tasse”

Secondo l'Ufficio Studi di Mestre si potrebbe agire su deduzioni e detrazioni per abbassare la pressione fiscale

(Teleborsa) – Occorre razionalizzare le tasse per poter pagare meno senza incidere sul debito pubblico, soprattutto a fronte di una pressione fiscale che continua ad aumentare.

Questa la proposta che arriva dall’Ufficio Studi della CGIA, che ha analizzato i dati sulla pressione fiscale rilasciati dall’ISTAT. Emerge, dunque, che nel primo trimestre del 2019 la pressione fiscale è cresciuta (anche se leggermente) rispetto al quarto trimestre del 2018. “Ancorché parziali, i dati diffusi oggi dall’Istat confermano che la pressione fiscale è in leggero aumento – ha commentato il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo -. Un dato preoccupante che ci spinge ad invocare, ancora una volta, una drastica riduzione delle tasse, ovviamente senza che ciò comporti un ulteriore aumento del debito pubblico, reperendo le risorse attraverso una razionalizzazione della tax expenditures”.

La ragione, che spinge l’ente di ricerca della Confederazione Generale Italiana Artigiani a chiedere una revisione del carico fiscale, è semplice: la diminuzione della pressione permetterebbe a cittadini e imprese di avere più soldi per rilanciare consumi e investimenti. “È verosimile ipotizzare – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason – che con meno tasse da pagare si registrerebbe una decisa emersione di base imponibile tale da consentire all’Amministrazione finanziaria di concentrare le attività di contrasto nei confronti dei comportamenti fiscali più insidiosi. Se non lasciamo soldi in tasca ai cittadini e alle imprese non rilanceremo i consumi né gli investimenti. Due indicatori che negli ultimi anni faticano a tornare ai livelli pre-crisi”.

La proposta della CGIA punta ai 137,6 miliardi di sgravi fiscali concessi ogni anno ai contribuenti italiani, visti come un “tesoretto” dal quale si possono recuperare non pochi miliardi, a partire da 61,1 miliardi di tax expenditures. Secondo l’associazione, sulle 513 agevolazioni le prime 20 incidono sul totale della spesa per il 75,5%, concentrando interventi agevolativi su poche voci. Si parla di 46,1 miliardi annui, che potrebbero essere invece utilizzati per rimodulare le fasce di reddito e redistribuire la pressione fiscale.

Pertanto, concludono dalla CGIA, c’è la possibilità di “tagliare” una parte di queste agevolazioni senza fare alcuna macelleria sociale a iniziare dall’esclusione di deduzioni e detrazioni fiscali che oggi vanno a beneficio anche ai redditi medio-alti.

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