“Chiuso per cessata attività”: la dura vita delle piccole imprese in Italia

Secondo Unioncamere, 2 imprese su 5 chiudono i battenti entro i primi 5 anni di attività

Segnali poco incoraggianti quelli fotografati da Unioncamere sulla vitalità delle imprese individuali italiane.

Secondo una ricerca effettuata dall’ente tra il 2014 e il 2018 sui dati di apertura e chiusura delle piccole imprese dello Stivale, 2 imprese su 5 abbassano la saracinesca nei primi 5 anni di attività. Le restanti 3 sopravvivono a fatica e sono sempre meno i piccoli imprenditori che hanno la forza di ricominciare tutto da capo dopo aver incassato un fallimento.

Anche nel dettaglio, la ricerca di Unioncamere mostra dati piuttosto preoccupanti. Su 235.985 imprese individuali aperte nel 2014, ben 88.184 hanno chiuso i battenti entro l’estate del 2018. Altre 48.377 sono fallite nel giro di qualche mese e come molte altre iniziative imprenditoriali e start-up poco fortunate, sono andate ad ingrossare le fila di quelle attività che non sopravvivono nemmeno al primo anno di attività.  Il dato più negativo è quello del 2014, anno in cui 20.538 imprese hanno visto la luce solo per pochissimo tempo.

Piccole imprese al capolinea: chi ce la fa e chi no

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, è il Meridione a tenere alto il trend. La Basilicata, infatti, è la regione più performante, dove si registrano i tassi più bassi di chiusure (30,5%). Seguono Sardegna (30,7%) e Trentino (31,3%), mentre a sorpresa la regione con i dati peggiori è l’Emilia Romagna con il 40% di chiusure entro il primo quinquennio. Sulla stessa scia anche la Toscana (39,9%) e il Piemonte(39,5%).

Analizzando i dati settore per settore, scopriamo che quello meno in forma è il turistico con il 43% di imprese che abbassano la saracinesca a strettissimo giro. Segue il comparto dei servizi alla persona (40,1%) e il settore assicurativo e creditizio (39,6%).

Imprenditori settentrionali più caparbi

Il primato della caparbietà spetta comunque alle regioni settentrionali dove sono di più gli imprenditori che ci riprovano. Tuttavia, dopo un fallimento, solo il 5%, in media,cerca di rimettersi in gioco con una nuova attività.

Dunque, se da una parte la ricerca dimostra come siano proprio quelle del Nord Italia le imprese più vulnerabili, a livello macro-regionale il Centro e il Settentrione registrano una maggiore propensione a ripetere l’esperienza imprenditoriale. Gli imprenditori della Valle D’Aosta sono quelli più temerari e audaci visto che il 9,8% di loro prova a ripartire. A loro si accodano quelli lombardi (8,2%) e i veneti (7,1%).

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