Cernobbio: il debito pubblico è peggio che nella Seconda Guerra Mondiale

Secondo una ricerca il rapporto tra debito e Pil è peggiore di quello della Seconda Guerra Mondiale: quali sono le strade possibili

Da anni il debito pubblico italiano è una spada di Damocle sulla testa di governi e cittadini: al centro delle attenzioni di Europa e investitori, è il simbolo di un’economia che non riesce a rialzarsi.

Se al momento è pari al 132,1% presto potrebbe arrivare a superare il 133% a causa della crescita zero dell’economia. A dirlo non sono studiosi improvvisati, ma una ricerca presentata alla trentesima edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, l’evento che riunisce i più importanti industriali e imprenditori italiani privati. La ricerca parla chiaro:  è necessario invertire rotta, perché l’attuale rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo dista solamente 18 punti “dal livello massimo raggiunto nell’economia post bellica del 1920”. Non solo: nel rapporto si legge anche che l’attuale debito pubblico è “del 22% superiore al picco raggiunto nella Seconda Guerra Mondiale”.

Sorge spontanea la domanda se sia davvero possibile ridurre in modo significativo il rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno Lordo in un tempo ragionevole. Forse si può trovare la risposta guardando a come hanno fatto in passato altri Paesi europei. Se si pensa al Belgio ad esempio, si può scoprire che fra il 1993 e il 2007 il rapporto è stato ridotto di 51,1 punti percentuali, passando dal 138,1% all’87% in meno di vent’anni. Come si traduce nel concreto? Per scendere di 3,7 punti all’anno, è necessario creare un flusso costante di avanzi primari, ovvero di differenza positiva tra entrate e uscite dello Stato.

Così ha fatto il Belgio, che in quei 20 anni ha visto salire il Pil del 2,4% all’anno, mediamente. In 14 anni il Paese ha visto susseguirsi solamente 4 governi, vantando una grande stabilità politica. I politici eletti hanno aumentato l’Iva, le tasse su capitali e proprietà e le accise, senza però dimenticare di diminuire le imposte su persone e imprese, riuscendo a tagliare la spesa pubblica dal 56,8% al 48,2%.

Il Belgio tuttavia è in buona compagnia e come lui, anche altri Paesi europei si sono rialzati: l’Olanda ha portato il rapporto debito pubblico e Prodotto Interno Lordo dal 76,1% al 50,5%, abbassandolo di 25,6 punti percentuali. La Danimarca lo ha portato dall’80,1% al 26,8% con un taglio di 53,2 punti, mentre l’Irlanda ha raggiunto il 24,9% dal 94,1% in cui si trovava nel 1994.

La strada per rialzarsi non può essere mal interpretata: è evidente che è necessario aumentare le entrate o diminuire le uscite. Tuttavia, l’azione da pianificare non è semplice, perché aumentare le tasse “ha tipicamente un effetto recessivo: i vantaggi derivanti dal maggior avanzo primario sarebbero vanificati dalla minor crescita”. La scelta migliore sembra essere quella di ridurre le spese, una “strada auspicabile” che porta ad aumentare gli investimenti e contenere la spesa corrente. Ora spetta solo all’Italia riuscire ad essere “il nuovo Belgio”.

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