Catania: appare la “lupa” e blocca l’aeroporto tra disorganizzazione e paradosso

(Teleborsa) – La “lupa” è piombata improvvisa e silenziosa avvolgendo Catania in una fitta cappa di nebbia. Erano le prime ore del pomeriggio di venerdì 24 marzo e la città fino a poco prima riscaldata da un sole quasi estivo in un cielo sereno si era d’incanto trasformata un insolito aspetto tipicamente “padano”. La “Lupa” è rara forma di nebbia che partendo dal mare tende a internarsi sino ad arrivare a ridosso delle zone collinari dell’entroterra, merito dei forti contrasti termici fra aria calda e mari ancora piuttosto freddi. Fenomeno raro quanto affascinante senza particolari problemi per i cittadini, ma non certo per l’aeroporto affollato per di più, in inizio week end.

Aeroporto che senza preavviso dalle 17 cessa ogni attività operativa per riprendere solo alle 21,30, gettando scompiglio nei ben oltre mille passeggeri presenti e generando  panico tra il personale della Sac, la società che gestisce l’aeroporto della città etnea. E’ il caos, che si aggrava con passare dei minuti. Voli cancellati o dirottati, passeggeri sgomenti, irati, angosciati. In un’altalena di voci, previsioni, commenti e imprecazioni che si rincorrono, senza alcuna informazione attendibile dai banchi dei check-in letteralmente assediati con all’interno uomini e donne che non sanno che dire.

Tra le 17 e le 21,30 il caos nell’aerostazione è stato enorme e in crescendo rossiniano, con diverse centinaia di passeggeri smarriti senza indicazioni da parte del personale aeroportuale in seria difficoltà nel gestire l’emergenza non annunciata. Quindi, voli cancellati, operazioni di check-in sospese. Interrotti anche i controlli di sicurezza ai varchi d’imbarco. In breve, nel salone dell’area partenze aria da girone dantesco che aumenta col trascorrere dei minuti.

Una situazione di emergenza improvvisa quanto insolita, cui il personale non era assolutamente preparato. Del resto il fenomeno della nebbia a Catania è un fatto decisamente eccezionale. “Non ho mai visto una cosa del genere in tanti anni di lavoro qui in aeroporto, ripeteva sconcertata e sconsolata una addetta alle accettazioni ai passeggeri che la tempestavano di domante cui non sapeva dare risposte.

Diversi voli in arrivo con gli aerei che dopo poco sarebbero serviti per le partenze hanno cominciato a essere dirottati su Comiso. Ma la mancanza di organizzazione non ha fatto altro che aumentare caos e confusione. Alle notizie dei primi voli concellati sono cominciate ad aggiungersi quelle dei voli che sarebbero partiti da Comiso. Ma senza comunicare nulla di preciso alla folla degli interessati che si accalcavano sui banchi dell’accettazione. informazioni generiche e imprecise su dove i passeggeri sarebbero dovuto recarsi per raggiungerse i bus che li avrebbero condotti a Comiso.

Già i bus. Sec e compagnie aeree erano alla frenetica dei mezzi mentre si cercava di compilare liste per raggruppare i primi passeggeri in partenza. Non è mancato il paradosso più assurdo: chi figurava tra i “bloccati” per primi dalla chiusura dello scalo rischiava di dover pernottare a Catania, mentre per i prenotati sui voli della sera il destino si presentava più benevolo. Il probabile “scavalco” frutto del caso e dell’approssimazione più che di un preciso calcolo di “ottimizzazione delle risorse disponibili” non faceva che riscaldare pericolosamente animi già abbondantemente accesi.

Quando la soluzione Comiso sembrava ormai avviata sui binari di una pur approssimativa regolarità, il repentino miglioramento delle condizioni meteo ha creato nuovi momenti difficili, sconfinati vero ridicolo. Gruppetti di passeggeri con destinazione Milano, Roma e Bologna erano già stati sistemati sui primi bus e alcuni erano pure partiti. Un repentino “contrordine compagni” (di viaggio) ha fatto scendere precipitosamente quanti già sistemati sugli autobus ancora fermi. E tutti di nuovo nel salone partenze in un’interminabile fila per i controlli di sicurezza, peraltro da molti già subiti in precedenza. Ma bene o male, i Gate di imbarco sono stati raggiunti, seppur a fatica. Questa volta non invano.

Così, tra i voli in partenza, dal Gate 12 sono stati imbarcati i prenotati sull’Alitalia AZ 1752 per Roma previsto per le 21, anche se erano passate abbondantemente le 22. In 115 hanno preso posto sull’Airbus A321 matricola (marche) EI-IXJ. L’aereo ne potrebbe ospitare 200. Tutti ai propri posti. Ma non si accenna a chiudere i portelloni. Gentili hostess rispondono ai passeggeri spazientiti che si sta attendendo un ultimo gruppetto di passeggeri, sembrebbero 22. Trascorrono lunghi minuti. E’ poi il comandante dalla cabina di pilotaggio ad informare dell’ulteriore attesa, indicando altri 10 minuti, ma saranno ben di più, precisando che si tratta di passeggeri provenienti da Comiso. Di sventurati trasferiti in bus a più di 1 ora e mezzo da Catania e poi fatti rientrare a Fontanarossa poiché l’aereo proveniente da Roma colà era atterrato. Parlare di assurdità è decisamente riduttivo.

Tra arrabbiature frammiste a risolini di evidente scherno degli “ospiti” esausti e rassegnati, le hostess, sempre gentili e sorridenti, spiegano che l’Airbus 321 era decollato dalla Capitale con destinazione Comiso, ma che durante il volo da terra era stato comunicato al comandante la riapertura di Catania e quindi il cambiamento di rotta. “Non siamo noi a decidere”, si giustificavano.

I “reduci” dal “massacro di Comiso” si sono imbarcati dopo le 23 portando a 139 i passeggeri a bordo dell’A321. L’AZ 1752 ha poi aperto le porte a Fiumicino a mezzanotte e mezzo. Aeroporto ormai deserto, con molti “passaggi interni” già bloccati e con nessuno in grado di indicare come raggiungere in più rapidamente possibile il vicino parcheggio multipiano senza dover fare a piedi il giro di quasi l’intero aeroporto. Piangere, ridere o imprecare

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