Caro carburanti senza fine, associazioni: urgente intervento governo

(Teleborsa) – Continua l’aumento dei prezzi dei carburanti, spinti dal rally delle quotazioni del petrolio (con l’OPEC+ che non ha aumentato la produzione) e dalle preoccupazioni sul conflitto ucraino, che potrebbe portare a ulteriori interruzioni delle forniture a livello globale. Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio in Italia è a 2,024 euro/litro (ieri 2,015) con gli impianti colorati che mostrano prezzi medi tra 1,965 e 2,111 euro/litro (no logo 1,927). La media del diesel servito aumenta a 1,904 euro/litro (ieri 1,895) con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi tra 1,844 e 1,974 euro/litro (no logo 1,809). Anche i prezzi del GPL crescono e vanno da 0,828 a 0,857 euro/litro (no logo 0,823), secondo quanto riporta Quotidiano Energia.

Gli aumenti proseguiranno

Prezzi alla pompa che – avverte Assoutenti proseguiranno nei prossimi giorni la corsa al rialzo, anche per effetto di possibili riduzioni delle forniture di carburanti sulla rete, come denunciato dalle associazioni di categoria. “Sono in arrivo pesanti aumenti anche per pasta, pane, farine, cereali, biscotti, e dolciumi, con i prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti che potrebbero subire nel breve termine rincari tra il 15% e il 30%”, afferma il presidente Furio Truzzi.

“Di fronte a tale situazione estremamente critica che potrebbe affossare i consumi, impoverire le famiglie e bloccare l’economia nazionale, chiediamo al governo di proclamare lo stato di emergenza prezzi, fissando prezzi amministrati per i beni di prima necessità, sterilizzando l’IVA sui carburanti e contrastando speculazioni sui listini”, conclude Truzzi.

Necessario un intervento del governo

Secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, si tratta di “un’emergenza nazionale“. “Se si considera che gli aumenti che ci sono stati fino a oggi, nonostante la nota questione della doppia velocità, non possono certo essere dovuti alla guerra in Ucraina ma all’atteggiamento incosciente dei paesi OPEC+ che, dopo aver ridotto durante la pandemia la produzione di 10 milioni di barili al giorno, ora che c’è una ripresa economia mondiale stanno salendo solo di 400 mila barili, è chiaro che la guerra in corso non potrà che peggiorare, in futuro, la situazione”, spiega Dona.

“Ecco perché urge una riduzione delle accise di almeno 20 cent, anche per raffreddare l’inflazione che continua a decollare e che è più che quadruplicata da giugno a febbraio proprio per colpa dei beni energetici, ossia luce gas e benzina, senza i quali non sarebbe a +5,7% ma solo a +2,1%, 2,7 volte meno”, aggiunge.