Carige, liquidità scesa sotto limite BCE a fine 2018

(Teleborsa) – A causa della bocciatura dell’aumento di capitale da 400 milioni, all’origine del commissariamento di Carige, si è alimentata la crisi di liquidità dell’istituto e la conseguente rottura dei requisiti fissati dalla BCE sull’ammontare delle attività prontamente liquidabili da detenere in bilancio. L’indicatore Lcr (liquidity coverage ratio), rivela un documento dei commissari, è sceso a fine 2018 all’87% sotto il limite del 100%.

In seguito alle tensioni di liquidità innescate da questi dati, la banca ha attivato un’ampia gamma di strumenti a sostegno della posizione finanziaria per superare questo momento di emergenza, cosa che è riuscita a fare agli inizi di quest’anno.
A migliorare la situazione nel 2019 hanno contribuito, in maniera decisiva, gli aiuti varati dallo Stato, che ha offerto la sua garanzia alle emissioni obbligazionarie di Carige, a cui era ormai precluso l’accesso al mercato dei Bond. Il valore dell’Lcr “è stato prontamente ripristinato e nel mese di febbraio 2019 è pari al 154%, anche per l’effetto dell’avvenuta emissione nel mese di gennaio di due obbligazioni con garanzia dello Stato per un importo complessivo di 2 miliardi.

La scia del problema non è però ancora svanita del tutto visto che, Carige, nonostante questa boccata di aria fresca, ha sofferto e soffre, a causa della situazione attraversata, ingenti danni sia sul fronte dell’immagine sia su quello dei conti. In particolar modo, affermano i commissari, “la complessiva situazione che si è venuta a generare ha comportato impatti economici negativi significativi a conseguenza dell’aumento del tasso e del ritardo rimborso del prestito subordinato, delle commissioni sulla garanzia statale sulle nuove emissioni obbligazionarie ai sensi del decreto e contrazione dei volumi di raccolta e impieghi”.

Carige, liquidità scesa sotto limite BCE a fine 2018