Caos Brexit, mozione laburista contro No-Deal. Johnson pensa a elezioni anticipate

Un sì al tentativo di sottrarre il controllo del calendario al Governo per approvare una legge favorevole a un rinvio della Brexit equivarrebbe a "un voto di sfiducia", fanno sapere da Downing Street

Comunque vada a finire, il divorzio tra Londra e Ue passerà alla storia per aver assunto, nel corso dei mesi , i contorni di un vero e proprio psicodramma. Un copione che neanche il più fantasioso degli sceneggiatori avrebbe saputo scrivere con continui colpi di scena.

L’ultimo, in ordine di tempo, era arrivato pochi giorni fa quando il Premier britannico Johnson, con una mossa clamorosa ed estrema, ha tirato nella agguerrita battaglia parlamentare sulla Brexit la Regina Elisabetta chiedendo di prorogare la sospensione dei lavori di Westminster, fino al prossimo 14 ottobre.

In Inghilterra la chiamano “prorogation”: di fatto, una proroga della chiusura – solitamente estiva – dei lavori delle Camere fra una sessione e l’altra. Uno strumento, lasciato in dote dall’antica costituzione britannica, sul quale i parlamentari non hanno margine di azione: lo chiede il Primo ministro, ma è una prerogativa di Her Majesty, il cui via libera però è da sempre pura formalità, proprio per evitare di entrare nel perimetro squisitamente politico.

LO “SGAMBETTO” DI JOHNSON – Per molti, il tentativo estremo da parte del Premier di mettere definitivamente fuori gioco gli oppositori al No Deal (la temuta uscita senza accordo dall’Ue fissata al 31 ottobre) che, calendario alla mano, avranno pochissimo tempo per cercare di fermare con un’eventuale legge la corsa verso lo strapiombo del No Deal.

Nell’occasione, anche il Financial Times, il giornale della City di Londra e da sempre vicino al credo dei conservatori del Premier, aveva preso posizione con un editoriale dai toni durissimi: “Johnson ha fatto esplodere una bomba nel sistema costituzionale britannico. E’ stato un insulto alla democrazia”.

Neanche a dirlo, i tempi sono strettissimi. Le Camere torneranno a riunirsi proprio oggi 3 settembre e chiuderanno nuovamente il 9, solo 6 giorni durante i quali presentare il documento e cercare di approvarlo, in quello che nelle scorse ore è già stato definito: “Uno scontro parlamentare storico”.

Il partito laburista ha infatti confermato che nella giornata di oggi presenterà in parlamento una mozione per impedire il “no deal”, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza accordi, minacciata da Boris Johnson in mancanza di concessioni da parte della Ue sulla questione del confine irlandese. “Nessun governo è al di sopra della legge”, ha dichiarato alla Bbc Keir Starmer, il responsabile del Labour per la Brexit, esprimendo fiducia che la camera dei Comuni riuscirà ad approvare un provvedimento per escludere la possibilità del “no deal” e costringere Downing Street a chiedere un prolungamento della trattativa con Bruxelles, fissata al 31 ottobre, fra appena 60 giorni.

Il Premier Boris Johnson non ne vuole sapere di arretrare e rilancia la sfida al Parlamento britannico e ai Tory non allineati: un sì al tentativo di sottrarre il controllo del calendario al Governo per approvare una legge favorevole a un rinvio della Brexit equivarrebbe a “un voto di sfiducia”, avverte Downing Street, mettendo sul tavolo l’ipotesi di elezioni anticipate, il 14 ottobre. 

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