Cambiamenti climatici, quali impatti sulle imprese? Lo studio CRIF-RED

(Teleborsa) – E’ ormai sotto gli occhi di tutti che i fenomeni naturali, legati al clima o meno, hanno causato e, purtroppo, continueranno a causare impatti alla salute umana, alle proprietà, alle aziende e all’economia in generale. In questo scenario, i rapidi cambiamenti climatici già in corso stanno portando a una revisione del paradigma attraverso il quale si valutano gli impatti e i danni dei fenomeni naturali, a causa dei mutamenti della pericolosità e del rischio a cui sono esposte aziende e famiglie per via di questi fenomeni.

E proprio partendo da questa considerazione che CRIF e RED hanno promosso uno studio analitico a supporto delle compagnie assicurative volto a definire e misurare i rischi fisici, tenendo in considerazione i potenziali impatti del cambiamento climatico su di essi. Evidenze della ricerca sono state presentate in anteprima nella sessione “The Next Insurance Generation: metadata e tecnologia, percorsi obbligati per la redditività” del CRIF Finance Meeting, l’evento che ha visto confrontarsi a Milano oltre 50 speaker del
mondo assicurativo e bancario. In particolare, dallo studio emerge che in Italia 1 impresa su 3 è esposta a potenziali perdite economiche a causa di fenomeni naturali.

“Si stima che nel 2021 i disastri naturali abbiano causato più di 10 mila morti e 250 miliardi di dollari di danni economici in tutto il mondo. In Italia, sebbene la numerosità e sinistrosità degli eventi meteorologici catastrofali sia in crescita, la penetrazione delle polizze a garanzia contro perdite innescate da eventi climatici rimane marginale. Secondo dati ANIA le coperture assicurative per gli eventi catastrofali sono ancora scarsamente diffuse – commenta Giuseppe Dosi, Head of Insurance di CRIF –. E se tradizionalmente l’Italia sconta un protection gap rispetto ai principali Paesi europei, la carenza di protezione assicurativa nei confronti di eventi catastrofali sembra dovuta anche ad alcuni fattori strutturali”.

Con riferimento ad alcuni dei rischi fisici tra i più tipici, si mostrano le 10 province più esposte (in termini di percentuale di aziende esposte a livelli di rischio alto o molto alto) alle frane, alle inondazioni e alle forti precipitazioni. I dati dello studio CRIF-RED rivelano, infatti, che i cambiamenti nella pericolosità non sono uniformi in tutto il territorio italiano.

Per quanto riguarda il rischio frane, lo studio rivela che le province interamente ubicate in zone montuose, in particolare nelle Alpi, sono quelle più esposte. Aosta, Sondrio, Trento e Belluno presentano più del 40% delle loro aziende esposte a un rischio alto.

Quanto al rischio inondazione è elevato nelle province ubicate nella bassa valle del Po (Rovigo e Ferrara), in zone costiere a scarsa elevazione (Gorizia) o in zone caratterizzate da piogge torrenziali e inondazioni improvvise (Genova e Catania).

In termini di forti precipitazioni la provincia più esposta è quella del Verbano-Cusio-Ossola, che presenta sia rischio di forti nevicate che di grandine, seguita da Lecce e Siracusa, dove il regime di precipitazioni è particolarmente intenso e sono frequenti anche le grandinate. Il rischio da ondate di calore – per il quale si presentano i dati estratti in condizioni di clima previsto per il 2040-2049 – data la forte influenza del riscaldamento globale su questo fenomeno, risulterà più omogeneo tra i territori pur interessando maggiormente le province nel Sud Italia e quelle della valle del Po.

Altro dato particolarmente interessante: si stima che la perdita media annua attesa causata da inondazioni, terremoti, frane e vento estremo sia circa pari allo 0.65% del fatturato odierno delle aziende. Dato ancora più significativo se si considera che
per effetto del cambiamento climatico, tali perdite cresceranno al 2050 di circa l’8%.

Esiste un gap tra la oramai grande disponibilità di informazioni e dati riguardo ai fenomeni naturali, come quelli climatici, ed il bisogno di quantificare le loro conseguenze in termini economici concreti. Questo è ancora più evidente ed emergente per le attività economiche del nostro territorio. Per colmare questo gap è necessario da una parte utilizzare avanzati modelli matematici che traducano ad una scala locale gli impatti degli eventi naturali e, dall’altra, piattaforme informatiche flessibili che li sappiano combinare con tutti gli altri dati economici, tecnici ed ambientali necessari per una stima quantitativa, seppure inevitabilmente affetta da incertezza, del rischio. Il cambiamento climatico, prima ancora che la normativa comunitaria ed internazionale, rende urgente questa pratica per la gestione del rischio e le politiche di adattamento da parte delle aziende italiane” – afferma Mario Martina, Scuola superiore IUSS e RED Director.

“Il beneficio per le aziende, nonché futuro vantaggio competitivo per le compagnie assicurative, è strettamente collegato alla possibilità di disporre – in un contesto climatico in evoluzione che rende obsoleti i tradizionali modelli attuariali – di strumenti evoluti di valutazione dei rischi collegati a fenomeni climatici per migliorare il pricing e l’underwriting sul business Danni, per quanto riguarda il segmento aziende, gli immobili residenziali e i veicoli. In chiave prospettica, la disponibilità di scenari evolutivi a 20/30 anni contribuisce a definire, come sollecitato anche da EIOPA, l’orizzonte di medio/lungo periodo per la strategia di offerta assicurativa e la valutazione complessiva del rischio collegati al cambiamento climatico” – conclude Giuseppe Dosi.