Caduta verticale del PIL pro capite italiano dopo l’euro

(Teleborsa) – Il PIL pro capite dell’Italia riporta un nuovo peggioramento nel 2015, risultando ben al di sotto della media europea. Lo rivela un’analisi del Centro Studi Promotor condotta su dati Eurostat.

Se nel 2014 il PIL tricolore risultava dell’1,9% sotto quello medio dell’Unione Europa, nel 2015 lo scarto è peggiorato, raggiungendo il 3%. E pensare che nel 2001 il PIL pro capite italiano superava quello medio europeo del 18,8%.

Lo studio, infatti, mette a confronto il 2015 con la situazione del 2001, anno precedente all’entrata dell’euro: se nel 2001 il nostro PIL pro capite era di 27.800 euro, nel 2015 il valore corrispondente è stato di 25.500 euro con un calo dell’8,27%. A fine aprile anche Confcommercio aveva evidenziato la caduta del PIL pro capite in un arco temporale più breve. La gravità del dato è evidente in assoluto anche perché nessun altro paese dell’Unione ha avuto una penalizzazione così forte dopo l’entrata dell’euro. 

Guardando all’Europa, emerge che un notevole miglioramento in termini di PIL pro capite nei quindici anni considerati lo hanno ottenuto i paesi dell’est che, dopo la caduta del muro di Berlino, hanno gradualmente adottato l’economia di mercato e sono poi entrati nell’Unione.

Vanno però evidenziati anche i risultati ottenuti da paesi economicamente avanzati come la Germania che ha visto il suo scarto dal reddito medio pro capite dell’Unione passare da +25,6% del 2001 a +29,7% del 2015 o come il Regno Unito il cui scarto dalla media UE è passato da +15% a +17,5%. Per la Francia vi è stato invece un peggioramento in termini relativi in quanto lo scarto del PIL pro capite di questo paese dalla media UE è passato dal +26,1% del 2001 al +19,6% del 2015.

Dallo studio emerge anche la penalizzazione subita dagli altri paesi mediterranei: in particolare per la Spagna, tra il 2001 e il 2015, lo scarto dal PIL pro capite dell’Unione è passato da -5,6% a -12,2%, per il Portogallo si è scesi da -29,9% a -36,9%, per Cipro da -10,7% a -21,7% e per la Grecia da -22,2% a -35,4%.

Lo studio mette a confronto la situazione del 2001 con quella del 2015. Nel 2001, che e’ l’anno che ha preceduto l’adozione dell’euro da parte dell’Italia, il nostro Pil pro capite (in euro 2010) era di 27.800 euro. Nel 2015 il valore corrispondente e’ stato di 25.500 euro con un calo dell’8,27%. La gravita’ del dato e’ evidente in assoluto anche perch? nessun altro paese dell’Unione ha avuto una penalizzazione cosi’ forte tra il 2001 e il 2015. La situazione dell’Italia risulta pero’ ancora piu’ preoccupante se si confronta il nostro Pil pro capite con quello medio dell’Unione. Nel 2001 il valore dell’Italia superava quello medio del 18,8%, nel 2015, come si accennava in apertura, siamo scesi sotto la media del 3%. Dallo studio del Centro Studi Promotor oltre alla penalizzazione dell’Italia emergono anche altri aspetti tutt’altro che trascurabili. Innanzitutto va segnalato il fatto che un notevole miglioramento in termini di Pil pro capite nei quindici anni considerati lo hanno ottenuto i paesi dell’est che, dopo la caduta del muro di Berlino, hanno gradualmente adottato l’economia di mercato e sono poi entrati nell’Unione. (segue)

(askanews) – Roma, 30 mag 2015 – Secondo il Csp vanno pero’ evidenziati anche i risultati ottenuti da paesi economicamente avanzati come la Germania che ha visto il suo scarto dal reddito medio pro capite dell’Unione passare da +25,6% del 2001 a +29,7% del 2015 o come il Regno Unito il cui scarto dalla media UE e’ passato da +15% a +17,5%. Per la Francia vi e’ stato invece un peggioramento in termini relativi in quanto lo scarto del Pil pro capite di questo paese dalla media UE e’ passato dal +26,1% del 2001 al +19,6% del 2015, ma va segnalato che la Francia e’ rimasta comunque tra i paesi con Pil pro capite superiore alla media europea, mentre l’Italia, tra tutti i paesi dell’Unione, e’ l’unico ad essere passato dal gruppo dei paesi sopra la media al gruppo dei paesi sotto la media. Al di la’ del caso clamoroso dell’Italia, dall’elaborazione del Centro Studi Promotor emerge anche la penalizzazione subita dagli altri paesi mediterranei della zona euro. In particolare per la Spagna, tra il 2001 e il 2015, lo scarto dal Pil pro capite dell’Unione e’ passato da -5,6% a -12,2%, per il Portogallo si e’ scesi da -29,9% a -36,9%, per Cipro da -10,7% a -21,7% e per la Grecia da -22,2% a -35,4%. Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, “le cause del forte peggioramento del Pil pro capite in termini relativi, oltre che in termini assoluti, dell’area meridionale della zona euro sono indubbiamente molte e complesse, ma dai dati emerge con grande chiarezza l’esigenza di rinegoziare i trattati nell’ambito della UE e della zona euro, in quanto non e’ certo compatibile con lo spirito dell’Unione, che allo sviluppo dei paesi piu’ ricchi e di quelli dell’Est si associ l’impoverimento e il declino di un’area di grande importanza non solo economica e sociale, ma anche strategica come l’area dei paesi dell’Europa mediterranea”.

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